Dizionario dei sogni nel Medioevo: 3200 anni di onirologia

di Valeria Noli | Chiose, Libri
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È sin dalla notte dei tempi che il notturno mondo dei sogni affascina l’uomo. Siamo sorpresi, occupati e preoccupati all’idea di dare un significato preciso alle immagini prodotte dalla nostra mente mentre il corpo riposa. I meccanismi del cervello non sono noti sino in fondo, e da secoli si moltiplicano anche le teorie: i sogni sono forse strumenti di premonizione? Si tratta di porte simboliche socchiuse su altre dimensioni dell’essere? Qualunque sia la risposta, è sorprendente il come i significati attribuiti ai simboli siano rimasti praticamente invariati per circa 3200 anni.

Il Somniale Danielis

Questa è l’età approssimativa del Somniale Danielis (Il libro dei sogni di Daniele), chiave interpretativa delle visioni oniriche in 650 immagini accompagnate dai relativi significati simbolici. Le versioni più antiche del libro sono in greco, anche se versioni successiva in lingua latina erano disponibili per tutto l’Occidente prima del IX secolo. Successive traduzioni in volgare (italiano, francese e inglese) e in diverse edizioni a stampa giungeranno fino all’età moderna.

Parte dal Somniale e ricostruisce la storia dell’onirologia l’ultimo libro del prof. Valerio Cappozzo, medievista e Assistant Professor, Director of the Italian Program – University of Mississippi nonché Segretario dell’American Boccaccio Association. Frutto di 11 anni di ricerche nelle biblioteche di diverse parti del mondo, il Dizionario dei sogni nel Medioevo. Il «Somniale Danielis» in manoscritti letterari è stato pubblicato da Olschki nel 2018.

Per una cultura del sogno

La cultura dell’interpretazione dei sogni è molto antica; riecheggia in letteratura nelle ipotetiche corrispondenze circolari tra i mondi della veglia e del sonno. Il racconto “Le rovine circolari” di Borges, uno tra tutti, è particolarmente emblematico anche perché in spagnolo la parola ‘sueño‘ vale sia per sonno che per sogno. L’autore aveva comunque un’idea molto razionale di questi due momenti dell’esistenza umana: «La differenza fondamentale tra lo stato di veglia e il sonno, o il sogno, – disse nel 1976 – risiede nel fatto che l’esperienza onirica è qualcosa che può essere generato, creato, da noi».

Nonostante i ripetuti incroci tra onirocritica (studio dell’origine dei sogni) e oniromanzia (pratica divinatoria) da cui discendono sia il Somniale che la Smorfia napoletana, solo quest’ultima resisterà dopo il Cinquecento come il libro più diffuso per interpretare i sogni.

L’avvento della psicanalisi apre anche un altro capitolo, che comunque non estingue la convinzione del sogno come momento predittivo o addirittura “magico”. Resistono anche le più comuni pratiche di interpretazione: il sogno è un presagio al contrario (sogno di star bene dunque in futuro starò male); il sogno come mondo di mezzo dove vivi e morti possono dialogare (Ulisse sogna le oche e l’aquila nell’Odissea – XIX 535 – a presagire la sua vittoria sui Proci); il significato attribuito ad archetipi come l’acqua o la morte, che non è cambiato in secoli e secoli. Percorrendo l’elenco delle voci del Dizionario si può perfino ricostruire una storia socioculturale del genere umano, tenendo presenti quali simboli della vita comune sono sognati di più.

Sognare con Dante (e Boccaccio)

Il sogno nella letteratura antica era anche un espediente per conferire autorevolezza o veridicità profetica ai testi letterari. Troviamo l’auspicio di una «mirabile visione» nella Vita Nova. Interpretabile grazie al Somniale, con il resto delle opere di Dante, anch’essa concorre al viaggio profetico della Divina Commedia, quello che si svolge “in uno stato ambiguo tra sogno e visione”. Dante parla di sogni anche nel Purgatorio (IX, vv. 13-33; XIX, vv. 1-33; XXVII, vv. 94-114), e di nuovo il Somniale viene in nostro soccorso per la loro interpretazione: l’aquila significa onore e buon auspicio per il viaggio; «Femmine vedere morte significa» è il senso dell’incontro con la “femmina balba” (celebre nella rappresentazione di Dalì) e così via.

Tra i sogni del Decameron è nota la “caccia infernale” di Nastagio degli Onesti (Dec., V, 8): una giovane da lui amata gli si concederà dopo un sogno premonitore in cui una donna, nuda, è dilaniata da cani mentre fugge da un gruppo di cavalieri. C’è poi la novella di Talano d’Imolese, che il Dizionario analizza a pagina 41, per ammonire il lettore sul fatto che bisogna dar retta alle premonizioni.

La struttura del Dizionario

Il Dizionario, dopo la premessa, propone un contributo di Cappozzo sul “Reale nel Medioevo” sulle origini del Somniale, la sua interpretazione, il rapporto tra libri dei sogni e letteratura. Approfondisce poi la prospettiva culturale e storica della possibile specularità tra veglia e sonno (vd. pag. VII della premessa), considerati nel passato in modo decisamente più ragionevole rispetto a quelli attuali: «il Medioevo ricorre all’immaginario e al meraviglioso quando tenta di interpretare la realtà, ma quando deve decifrare le immagini fantastiche e irrazionali dei sogni ritorna sul piano concreto del reale».

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Valerio Cappozzo
Dizionario dei sogni nel Medioevo.
Il Somniale Danielis in manoscritti letterari

Olschki, 2018
ISBN: 9788822264954

 

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