Emojitaliano e lingue artificiali: giornata degli emoji

di Valeria Noli | Chiose, Lingua
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Il 17 luglio è la giornata mondiale degli emoji: si “festeggiano” le faccine che da tempo fanno parte della nostra comunicazione quotidiana, via web e smartphone. Gli emoji sono molti, non sempre risultano chiari a prima vista. Arriva in aiuto dei meno esperti un dizionario apposito: si chiama Emojipedia ed è stato creato  il 17 luglio 2014 da Jeremy Burge.

Dagli emoji nascono progetti come Emoji Italiano (#emojitaliano). Si tratta di una lingua artificiale sviluppata nella community italiana che si raccoglie attorno a Francesca Chiusaroli (#scritturebrevi). Emojitaliano ha un vocabolario e una grammatica e si lascia utilizzare anche da non italofoni.

Dagli emoji a Pinocchio in Emojitaliano

Francesca Chiusaroli, linguista dell’Università di Macerata, Johanna Monti, docente di traduttologia e traduzione specialistica all’Orientale di Napoli e il ricercatore Federico Sangati, esperto di analisi automatica dei linguaggi naturali firmano il volume Pinocchio in Emojitaliano.

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Poche parole dall’introduzione del libro, edito da Apice libri nel 2017:

«Pinocchio corre. Corre da quando è nato… L’ anima di Pinocchio, la sua espressione più tipica e primaria sta nel correre. (G. Gasparini, La corsa di Pinocchio, 1997)” ed ecco perché il nome ‘Pinocchio’ è tradotto con l’emoji del ragazzo che corre.»

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L’emojitaliano è stato creato determinando un insieme di regole predefinite e fissando le corrispondenze italiano-emoji. La communty ha collaborato a tutte le fasi della traduzione collettiva del libro di Collodi. Le regole si possono trovare su @emojitalianobot, dizionario e traduttore cui si accede sulla piattaforma Telegram. Tradurre Pinocchio in emoji ha richiesto operazioni come la risemantizzazione delle combinazioni tra singoli emoji per poter aderire al testo:

«non vi poteva essere discussione rilevante -afferma Chiusaroli nell’introduzione al libro- sull’abbinamento tra l’emoji della casa e la parola italiana “casa”, ma come rendere, ad esempio, “bottega”, importante “luogo” del testo collodiano?»

La “bottega”, per esempio, è stata resa con l’accostamento delle immagini di “casa+attrezzi”. In altri casi sono stati usati archetipi culturali noti come “uomo+donna+mela”per significare “colpa”.

Nel sito di Scritture Brevi troviamo i progetti già realizzati in emojitaliano:

«Dopo Pinocchio e la Costituzione, anche il Manifesto della comunicazione non ostile è stato tradotto in #Emojitaliano, la lingua universale degli emoji, una lingua che non può mancare per chi ha a cuore la comunicazione digitale.»

La grammatica

Le regole dell’emojitaliano sono semplificate; citiamo a titolo di esempio la prevalenza della paratassi rispetto all’ipotassi, la struttura sintattica rigida SVO (soggetto-verbo-oggetto), affissi e indicatori accostati agli oggetti per trasformare i nomi in verbi. Emojitaliano è una lingua “artificiale”. Non è dunque tra quelle nate spontaneamente nelle culture umane, ma appartiene alla categoria delle lingue deliberatamente create dall’uomo. Ecco una breve selezione delle lingue artificiali nate in Italia.

Lingua Indaco, Flestrin e Lara

Alcune lingue artificiali hanno un fine letterario, come la “Lingua Indaco” che compare nei racconti di Massimo Acciai. Nata nel 1985, ecco la sua presentazione narrativa:

«La Lingua Indaco [Làariho o Làarico, da làa (= lingua) e rico/riho (= indaco)] sarà parlata nel 51° secolo d.C. nell’attuale città di Firenze (Ambéle càlama, ossia “La Città della Bellezza”). Si tratta in pratica del fiorentino del futuro, che ha perduto (tranne rare eccezioni) ogni contatto lessicale con le lingue neolatine parlate attualmente.»

La Lingua Indaco prevede sei generi grammaticali: maschile, femminile, Infantile maschile  e femminile (bambini e bambine fino alla pubertà), inanimato rispettoso (per oggetti di culto, arcaico) e inanimato neutro. Ci sono sette declinazioni, aggiungendo a quelle del latino anche un grazioso caso “affettivo”.

Ricordiamo anche il Flestrin, lingua fantasy creata da Maurizio Rovatti. Il nome ricorda quello attribuito dai lillipuziani dei Viaggi di Gulliver di Swift al protagonista, chiamato Quinbus Flestrin.

C’è poi la lingua Lara. Creata da Alessandro Pedicelli nel 1991, si è poi evoluta dalla sua versione classica anche in un “Lara moderno”, con relativa fanta-cultura, fanta-storia e fanta-popolo. Esiste un sito per impararla e un’associazione riunisce i suoi appassionati.

Areidansk

L’interessante Areidansk, creato da Carmelo Lupini parte da radici indoeuropee. Ve ne proponiamo uno scorcio nell’immagine qui sotto. Anche l’Areidansk ha un sito.

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Così la presenta il suo autore:

«La lingua artificiale che presento è stata immaginata come un’evoluzione, non naturale, di una parlata indoeuropea le cui parole derivano dalle radici ricostruite dai linguisti e inserite nel lessico secondo leggi fonetiche prestabilite; alcuni esempi [la prima parola è indoeuropee, la seconda è in Arcidansk, NdR]:

  • *kmtom ‘cento’ > kintom;
  • *louksna ‘luminosa’ > luxna ‘stella’;
  • *bher / *bhar ‘portare’ > varne;
  • *dakru ‘lacrima’ > dakruvs

Ne risulta una lingua che ha in comune col greco, col sanscrito e con il latino il maggior numero di radici; non mancano poi parole nuove, tipiche della lingua, alcune inventate e qualche prestito vero e proprio da altre lingue antiche e moderne.»

EverLang

Ecco infine una lingua “artificiale, ma naturale”. Creata da Fabrizio Lucente, l’EverLang nasce nel 1997 da una modellizzazione di relazioni reali tra organismi viventi. Un curioso dettaglio, raccontato dal creatore, nel forum dedicato:

«Non importava che la ‘regola’ fosse stabilita dal ‘mio’ arbitrio, piuttosto che da quello altrui; era proprio l’Arbitrio in quanto tale, ciò che volevo eliminare!” afferma l’autore in una sezione del sito.»

Ecco la descrizione attualizzata dell’EverLang:

«Caratterizzata da iconicità integrale, ciò che ne prevede l’impiego nell’ambito delle arti figurative, il suo ”inventario” di segni è aperto (nel senso di Hjelmslev). Questi non consistono mai in ”simboli” ma unicamente in *icone* conformi, di Enti reali / viventi : specie animali, vegetali, organi /parti del corpo umano e non. Rarissime eccezioni abiotiche (fuoco, sole ecc…) ma sempre ”naturali”. Viene così meno l’arbitrarietà del segno: il ”significato” delle espressioni è sempre da ricercare nell’oggettiva realtà dei referenti delle icone coinvolte.»

…e Dante?

Non poteva mancare una citazione del nostro Poeta, anche se gli si attribuisce un solo esempio di ipotetica “lingua infernale”. Il celebre “Pape Satànpape Satàn aleppe” (Inf. VII).

Oggi è il 17 luglio, il #WorldEmojiDay, e la community di Emojitaliano per alcuni giorni propone un gioco su Twitter: verrà lanciato un tweet al quale bisognerà rispondere con emoji da scegliere. L’hashtag è #ITAmoji e al gioco si può accedere anche collegandosi al profilo Twitter @FChiusaroli.

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Commenti: “Emojitaliano e lingue artificiali: giornata degli emoji

  1. Vorrei anzitutto sinceramente ringraziare gli Autori per l’interesse verso la mia ”con-lang” e relativa citazione!
    Soltanto una piccola rettifica : il virgolettato relativo alla descrizione di EverLang, si riferisce in realtà a un abbozzo di una mia precedente con-lang, prestissimo abortita però ; si trattava ancora di una lingua ”simbolica” e arbitraria.
    -EverLang è invece caratterizzata da iconicità integrale – ciò che ne prevede l’impiego nell’ambito delle Arti Figurative.
    il suo ”inventario” di Segni è aperto (nel senso di Hjelmslev) e questi, non consistono mai in ”simboli” ma unicamente in *Icone* conformi, di Enti reali / Viventi : specie Animali, Vegetali, organi /parti del corpo umano e non.
    Rarissime eccezioni abiotiche (fuoco, sole ecc…) ma sempre ”naturali”.
    Viene meno la Arbitrarietà del Segno : il ”Significato” delle espressioni è sempre da ricercare nell’oggettiva Realtà dei Referenti delle icone coinvolte.

    1. Grazie per l’apprezzamento e per gli aggiornamenti, correggerò il virgolettato nel senso che lei suggerisce. Molto cordialmente, VN

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