Fake news: in quanti ci credono?

di Valeria Noli | Chiose
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1 italiano su 2, secondo una ricerca Doxa realizzata per Findomestic a inizio 2018, ammette di aver creduto “ad almeno una fake news nell’arco dell’ultimo anno”. 1 su 6 ha creduto a più di 5 notizie fasulle.  A queste informazioni possiamo aggiungere quelle raccolte da Skuola.net consultando circa 3.500 lettori del sito. L’atteggiamento di fronte a una notizia fasulla, dicono i risultati, non è lo stesso nelle diverse fasce d’età. I lettori con meno di 25 anni appaiono infatti più portati a verificare le notizie lette rispetto agli ultra trentenni.

Continuando a leggere i risultati scopriamo anche che  gli adulti “non si preoccupano di verificare se una notizia che gira sui social network  (o sul web) sia vera o meno”. Un dato allarmante, considerando che nella fascia d’età considerata dal sondaggio non si preoccupano della cosa ben il  38% degli ultra venticinquenni e quasi il 60% tra chi ha superato i trent’anni.

Oltre la metà dei più giovani, invece (54%) verifica altre fonti web più attendibili e 1 su 3 valuta l’attendibilità della fonte. Il 4% si affida al numero di condivisioni e il 5% si fida “a scatola chiusa”. Tendono a usare solo internet o solo i social per informarsi un terzo dei giovani, mentre il 49% lo fa “ogni tanto”.

Le fonti e l’età

Ancora secondo Doxa, il numero di chi crede alle notizie diffuse da una fonte conosciuta supera la metà (il 51,8%) del campione. Il 43,7% comunque dubita dell’attendibilità dei dati. Su una platea più ampia di età, Doxa indica che il campione 18-64 anni tende ad affidarsi ai siti delle testate giornalistiche (29%), poi alla tv (27%). I blog e forum online sono considerati affidabili nel 18% dei casi, mentre quotidiani sono credibili per un intervistato su dieci, i social network per l’8%. Sono le fonti più tradizionali a guadagnare la fiducia degli ultra sessantenni: 20,5% dichiarano di fidarsi dei giornali quotidiani.

Miti e leggende sul web

Alla vigilia degli esami di maturità, Skuola.net ha collaborato a una campagna della Polizia postale per sensibilizzare i giovani su un uso corretto e critico del web. La campagna si basava su uno scherzo telefonico a partire dalla domanda: “a cosa sono disposti mamma e papà di fronte alla possibilità di comprare una traccia ‘sicura’ per gli esami di maturità dei propri figli?” Alcuni studenti alle soglie della maturità chiedevano ai genitori 500 euro per “comprare” la traccia sicura.

I genitori, almeno in questo video, non ci credono. Colpisce, tra le altre cose, il modo in cui interagiscono con i loro figli (forse sarebbe interessante anche una riflessione sul linguaggio adottato), ma non si prestano all’idea di pagare per far superare l’esame ai pargoli.

A parte gli scherzi, l’indagine rivela che in quattro anni (dal 2014) il numero di chi crede alla leggenda metropolitana delle tracce già disponibili in rete prima degli esami è sceso: erano 1/3, ora 1/5 (dal 33 al 20%) i giovani che pensavano di poter conoscere  le tracce in anticipo.

Chi controlla i controllori?

1 su 2 intervistati Doxa sono favorevoli all’idea di un controllo di veridicità da parte di un “controllore” affidabile e terzo, il 39% è contrario a forme di controllo (considerate censura).  Ricordiamo qui una Bustina di Umberto Eco, scritta in occasione del capodanno 2000. Anche in quel caso sollecitava a riflettere sullo sviluppo del senso critico come base necessaria alle generazioni in internet.

Sviluppare la capacità critica è, o dovrebbe essere, uno dei primi obiettivi dell’educazione. Ma, come chiariscono anche i dati qui riportati, non è solo una questione di giovani generazioni. Il problema è più ampio e forse attiene a una generale disattenzione, alla superficialità con la quale anche noi adulti usiamo il web. Eco, a giugno 2015, scrisse infatti anche questo: «I giornali dovrebbero dedicare almeno due pagine all’analisi critica dei siti, così come i professori dovrebbero insegnare ai ragazzi a utilizzare i siti per fare i temi».

Al centro dell’attenzione ciclicamente torna la capacità di scelta. Certo, chi legge deve sapere come riconoscere le notizie fasulle, ma chi le pubblica deve essere considerato responsabile della loro diffusione.

I giovani della Dante riuniti a Palazzo Firenze (16 luglio) approfondiscono il tema delle fake news, con quello del cyberbullimo e dei linguaggi specifici (per esempio quello musicale). Su questo orizzonte operativo sul quale la Dante Alighieri sta curando una serie di nuovi progetti.

 

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