Le nuove poesie dello scrittore arbëresh Mario Calivà

di Daniela Di Iorio | Ficcanaso
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Lo scrittore arbëresh Mario Calivà, che di recente è stato ospite della Dante Alighieri, per presentare il suo precedente libro Portella della Ginestra, ha appena pubblicato una raccolta di trenta poesie scritte in italiano dal nome Oltre l’oblio della voce, per la casa editrice Navarra. All’interno del volume è presente anche una poesia in lingua arbëreshe, dedicata alla notte, e una in lingua albanese dedicata a Giorgio Kastriota Skanderbeg, il condottiero albanese che nel quindicesimo secolo guidò la resistenza degli albanesi, bloccando così l’avanzata dei turchi-ottomani verso l’Europa.

Oltre l'oblio della voce
Oltre l’oblio della voce

L’ispirazione dalla quale muovono queste poesie è varia: ci sono espliciti riferimenti alle stelle, alla luna, ai paesaggi del mondo: tutti elementi che non comunicano con una voce ma con la sola presenza che si colloca in un livello prelinguistico.
“Vengono descritti i boati del mondo, non le voci – spiega l’autore -, dove, a differenza del cielo che non mente, quasi tutto porta una maschera. Poiché la poesia rappresenta un’elevazione dalle cose terrene, non può essere espressa dalla nuda voce dell’uomo, ma solo dai versi del poeta che, solo dopo la loro incisione, possono diventar voce che interpreta, ma mai voce creatrice”.

Riguardo al senso dell’opera e alla missione del poeta, Calivà spiega che “in questo momento storico nel quale le voci tendono ad avere toni dissonanti rispetto alle reali esigenze dell’uomo, la penna del poeta ha il compito di assumersi la responsabilità affinché si ritorni ad interpretare il vero e tutto ciò che tende a riunire le persone sotto una effigie comune: l’umanità”.

Sul suo lavoro letterario, l’autore aggiunge che in Oltre loblio della voce, “i versi esulano dal vero e proprio flatus vocis dell’uomo, poiché sono immortali. Mentre la voce è assoggettata alla finitezza di un corpo che, insperabilmente faticosamente e senza nessuna speranza, cerca di resistere a l’ineluttabile tempo, le poesie di questa silloge vogliono mettere a nudo ciò che l’esistenza offre in ogni suo frangente. Il poeta deve essere pronto a cogliere l’ispirazione. Quando questo avviene, nel silenzio della poesia, viene messo a nudo il rapporto effimero tra l’uomo e il divino”.

Le poesie in lingua arbëreshe e albanese vogliono celebrare la varietà culturale dell’autore.

Prima di questa raccolta di poesie, ne sono uscite altre tre dell’autore, per la casa editrice Mohicani: “Percezioni”  (2014); “Reading poetico”(2015), di cui è stato coautore e curatore; “La luce dei punti lontani” (2016).

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