Viaggio attraverso il Premio Strega (parte seconda)

di Giovanni Di Peio | Ficcanaso
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L’idea del Premio

 

L’idea di un premio letterario fu la forma nella quale prese corpo questo sentimento di solidarietà, l’idea di un’impresa comune che coinvolgesse tutti gli Amici della domenica verso un unico obbiettivo, la proclamazione del vincitore, raggiunto, dopo una fase di discussioni e confronto, attraverso lo strumento democratico del voto.

“Io già da tempo cominciavo a pensare ad un nostro premio, un premio che nessuno ancora avesse mai immaginato. L’idea di una giuria vasta e democratica che comprendeva tutti i nostri amici mi sembrava tornar bene per ogni verso, dava significato espressivo anche al gruppo che avrebbe manifestato così le sue opinioni e le sue tendenze, anzi le avrebbe rivelate per mezzo di paragoni e discussioni: confermava il nuovo acquisto della democrazia, ed era intonata al nostro stato d’animo”.

Così Maria Bellonci rivendica, giustamente, a se stessa l’iniziativa del premio che, per le sue caratteristiche, esprimeva al meglio il clima morale e civile, prima ancora che intellettuale, di quegli anni che segnarono il ritorno alla democrazia e l’avvio della ricostruzione del nostro paese: era, quella del premio, un’idea

“nata da me, da me a paragone con gli altri, dalla nuova coscienza sorta nei tempi tanto incisivi della Resistenza durante i quali avevo imparato che gli uomini esistono gli uni per gli altri e che gli scrittori non fanno eccezione. Pensavo adesso che ciascuno avesse il dovere di vivere dentro un nucleo sociale e di offrire, potendo, alla comunità, un tributo di azione quotidiana”

A dare corpo all’intuizione di Maria provvidero l’adesione convinta del marito Goffredo e il sostegno, morale e pratico, di Guido Alberti, «un giovane industriale attento e interessato al mondo della cultura» che nel marzo 1946 era stato introdotto fra gli Amici della domenica da Ermanno Contini. Alberti fu messo al corrente del progetto di Maria e, dopo pochi mesi, esattamente lunedì 27 gennaio 1947, con una telefonata alle 11 del mattino, fu in grado di assicurare che la sua famiglia, proprietaria della nota azienda produttrice del liquore Strega di Benevento, aveva deciso di sostenere il premio e di finanziarlo con una somma di duecentomila lire, «per quei tempi più che dignitosa».

Così,

“il 16 febbraio 1947 annunciamo il premio[…]Con Guido Alberti, e ascoltato il parere degli altri, avevamo messo a punto i modi di elezione e avevamo ideato una doppia votazione: nella prima ogni elettore avrebbe votato per un libro a sua scelta tra quelli pubblicati nei termini stabiliti nel regolamento, e cioè dentro un anno. I cinque libri che avessero avuto i maggiori suffragi sarebbero stati rimessi in gara per la votazione finale dalla quale sarebbe emerso il vincitore. Il premio doveva essere uno, e indivisibile; ma per arrivare a quella scelta molti libri sarebbero stati raffrontati e si sarebbero giovati di una lettura comparata; il vincitore, pensavo, non avrebbe sconfitto gli altri, ma dagli altri sarebbe stato accompagnato alla vittoria”.

Uno degli elementi qualificanti del premio era, per Maria, il fatto che tutti, proprio tutti gli Amici della domenica di casa Bellonci avessero diritto al voto, indipendentemente dalla loro appartenenza o meno alla “società letteraria” e che questa scelta fosse stata decisa all’unanimità. Il dissenso e le polemiche su questo punto si sarebbero manifestate  più tardi e non potevano che essere un segno di quanto lo spirito innovatore delle origini si fosse andato affievolendo:

“Quando ascolto certuni impancarsi a criticare dall’alto alcuni nomi che sono tra quelli dei nostri votanti giudicandoli di persone “non addette ai lavori”, misuro quanto tempo sia passato da quel nostro inizio. I giovani non sanno e i meno giovani non ricordano come all’unanimità sia stato deciso che tutti i componenti del gruppo che si era formato con tanta naturalezza dal 1944, unito in uno spirito rinnovatore per quanto diversamente sentito, tutti, dico, avessero diritto al voto. Corrado Alvaro fu il primo ad osservare che il parere dei non letterati di mestiere avrebbe temperato il parere dei letterati cosìddetti puri, diroccando gli ultimi resti delle ormai inutili torri d’avorio e avvicinando la narrativa alla lettura e al giudizio del pubblico”.

Il “pubblico” era il nuovo sovrano e aver capito questo, in piena corrispondenza con lo spirito democratico dei tempi nuovi, rimane la più importante eredità lasciata alle generazioni successive dai fondatori del premio.

Maria Bellonci, Come un racconto gli anni del premio Strega, A. Mondadori, 1971

 

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