TEH Ambrosetti: il valore dell’essere italiano (intervento del segretario generale Masi)

di Valeria Noli | Ficcanaso
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Torino, 26 giugno. Il segretario generale Alessandro Masi è intervenuto in rappresentanza della Società Dante Alighieri alla tavola rotonda L’essere italiano come leva strategica per la crescita economica e la promozione internazionale dell’Italia. L’incontro è stato realizzato da The European House – Ambrosetti con il supporto del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI), il patrocinio della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO e in collaborazione con Lavazza, Business Strategies e Young & Rubicam..A conclusione è stato presentato un rapporto strategico per la competitività del Paese. 

L’incontro, moderato da Ferruccio De Bortoli, ha visto emergere il concetto che l’essere italiano  è anche un valore concreto, non solo umano, e potrebbe valere:

  • +€50 mld  di turismo (a patto di recuperare la quota inbound di 15 anni fa, quando era il 5,7% a fronte del 4,1% del 2016), valutata negli effetti diretti, indiretti e indotti;
  • +€24 mld di investimenti diretti esteri e oltre €115 mld di PIL che si potrebbero attivare insistendo sull’attrattività del Paese in conformità con le medie di Francia e Spagna (2,2% del PIL vs. ~1% dell’Italia);
  • fino a +€45 mld aggiuntivi migliorando del 10% l’export con una più efficace promozione della produzione nazionale.

Nel  complesso, si parla di un valore che potrebbe raggiungere il 14% del PIL. 

A conclusione dei lavori è stato anche presentato un Rapporto Finale, sintetizzato in 10 punti fondamentali, che propone una visione strategica finalizzata a una maggiore competitività del Paese, superando i particolarismi e lavorando in sinergia

 

La relazione del segretario generale Alessandro Masi

In un articolo di qualche anno fa apparso su Il Messaggero, il Presidente Romano Prodi ricordava che in uno dei lunghi intervalli dei vertici di Bruxelles aveva rimproverato con amichevole ironia al Presidente francese Chirac il fatto che in uno dei grandi incontri annuali della francofonia, il presidente della riunione stessa (nell’occasione di nazionalità vietnamita) avesse avuto bisogno di un interprete per intendersi con gli interlocutori francesi.

Con insolita pazienza, Chirac spiegò a Prodi che la francofonia si serviva della lingua francese, e se necessario degli interpreti, non solo per rinforzare la conoscenza della lingua ma per mantenere e accrescere i rapporti culturali, politici ed economici fra Paesi che l’uso generale o parziale di una lingua comune aveva in passato avvicinato. E, dopo aver sottolineato l’utilità di tali legami per il presente e per il futuro consigliò all’amico di iniziare la costruzione di una “italofonia”, mettendo insieme coloro che in conseguenza della storia, della prossimità geografica, di vicende politiche e di flussi migratori, ancora condividevano il possesso o il desiderio della lingua italiana.

Volendo elencare per gioco i possibili Stati dove lo studio del nostro idioma trova una giusta collocazione, comprendendo la Svizzera e San Marino dove questa è regolata per legge, si possono annoverare anche nazioni come la Slovenia, la Croazia, la Tunisia, l’Albania, l’Eritrea, la Libia, l’Etiopia, il Brasile, l’Argentina, il Venezuela. Un rapporto regolare e istituzionale con la lingua italiana potrebbe contribuire a rinsaldare ed estendere le reciproche relazioni con altre nazioni ancora, come la Russia, la Cina e i paesi d’area Balcanica. Non dimentichiamo lo Stato Vaticano e l’uso veicolare della nostra lingua nell’ambito del complesso sistema di comunicazione religiosa.

L’introduzione del concetto di base coniato dal Presidente della Società Dante Alighieri Andrea Riccardi e denominato ITALSIMPATIA, racchiude quanto detto poc’anzi. Apre inoltre scenari inediti a quelli che potrebbero essere gli orizzonti entro cui spaziare. Con ITALSIMPATIA si vuole intendere un approccio amichevole e di connessione del Sistema Italia con altri sistemi; un rapporto che non sia per scale gerarchiche, né tantomeno venato da mire espansionistiche. Si tratta invece della condivisione di un progetto umanistico, in alternativa a quello globalizzato, in cui tutti diventino anche attori e interpreti della scena. ITALSIMPATIA significa difatti una lingua di pace e di costruzione, di apertura al dialogo interculturale e di valorizzazione dell’Uomo.

In tal senso vale la pena di rileggere le tabelle dei dati riguardanti le lingue più parlate e le lingue più studiate nel mondo. Volendo dare per scontato che la lingua più parlata è ovviamente il cinese mandarino e che le lingue più studiate sono l’inglese e lo spagnolo, colpiscono le classifiche recentemente pubblicate in occasione degli Stati Generali della lingua italiana, organizzati a Firenze, che posizionano la lingua italiana al quarto posto tra le più studiate per motivi culturali. Non può stupire il fatto che tale sia il ruolo importante di un idioma che è stato alla base di grandi capolavori d’arte, di architettura, di musica e non ultimo, di scienza. Viene in mente un capolavoro-simbolo: la Saliera cesellata dallo scultore fiorentino Benvenuto Cellini nel 1540 per il Re Francesco I: una straordinaria sintesi di forme in equilibrio, di perfezione artistica e di ricchezza di materiali. Allo stesso modo la lingua italiana è espressione di questi tre concetti: equilibrio, bellezza e ricchezza. Detta in altri termini è la stessa qualità con cui la nostra industria ha prodotto la vasta gamma dell’Italian style che ci ha reso celebri in tutto il mondo in settori specifici quali l’arte, il design, l’architettura, la moda, lo spettacolo e più di recente ci ha riconsegnato anche lo scettro del food, con l’iscrizione della dieta mediterranea nel Patrimonio Unesco.

Soft power? Gli esperti in materia spiegano che la forza dell’insegnamento dell’italiano nel mondo deriva dal fatto che la nostra lingua è di fondamentale importanza nella comprensione di processi creativi e di apprendimento culturale. In tal senso andrebbe concentrata la nostra attenzione. Per questo abbiamo bisogno che venga potenziato il sistema delle collaborazioni istituzionali e sia rafforzata l’operatività tra i vari enti in rapporto con i ministeri degli Esteri, dei Beni Culturali, dell’Istruzione e dello Sviluppo Economico. L’incontro organizzato lo scorso novembre a Roma (Palazzo Firenze) dal Forum Ambrosetti e dalla Società Dante Alighieri ha visto concertare realtà importanti legate al sistema confindustriale italiano e questo non può che essere letto in chiave positiva.

Ma non si deve neanche dimenticare il ruolo strategico giocato dal nostro sistema televisivo RAI, un potente strumento di diffusione culturale oggi chiamato ad affrontare la sfida del digitale terrestre. Vanno sostenuti e rafforzati i canali dedicati agli italiani all’estero, alle comunità italofone, ma soprattutto quelli destinati agli stranieri interessati a conoscere più a fondo il nostro Paese. Vale anche  per il web, dove la traduzione della comunicazione in una lingua franca quale l’inglese o lo spagnolo incrementerebbe senz’altro il numero di spettatori e, di fatto, anche i nostri potenziali “clienti”.

Quest’anno il tema della Settimana della lingua italiana proposto dal MAECI è proprio “L’italiano in rete”, comprendendo con ciò l’importanza delle tecnologie applicate alla diffusione e allo studio dell’italiano. Settore, questo, di estrema importanza strategica in merito a quanto si sta facendo per sviluppare nuove piattaforme didattiche finalizzate anche alla formazione a distanza del corpo docente. Questa è la vera partita del futuro in quello che noi tutti chiamiamo il “mercato delle lingue”. Un investimento maggiore nei settori informatici ci posizionerebbe di sicuro ai primi posti di una classifica mondiale in cui la cultura sta giocando un ruolo crescente, come dimostrano i dati del nostro settore turistico.

Siamo tuttavia certi di un fatto: l’unità dello scopo che ci accomuna deve farsi sistema tenendo in conto la peculiarità del valore nella diversità che da sempre ha caratterizzato l’interesse verso la cultura italiana. La nostra cultura non è solo lingua, come si è detto, ma è lingua e architettura, lingua e scienza, lingua e arte e altro ancora. Un sistema poliedrico che non si esaurisce in una formula unica, ma che interagisce secondo un campionario di formule altrettanto valide per lo sviluppo delle quali occorre una crescente attenzione alla professionalità del personale dedicato, a una managerialità suddivisa per ruoli, gradi e ordini crescenti, a una formazione costante.

Quanto è stato fatto in questi ultimi anni insieme al MAECI e in particolare alla DGSP nell’ambito del progetto di #VivereallItaliana sta dando i suoi frutti. L’apertura di un nuovo Centro Didattico Dante in Albania voluto dal Presidente Riccardi va annoverato tra questi. Si tratta di un presidio linguistico oltre l’Adriatico, che aspetta solo di essere sviluppato e replicato in altre zone del mondo dove la nostra cultura è un valore.

Un sistema di comunicazione affidato a un’immagine unica è dunque una proposta allettante che deve essere sviluppata nel precipuo valore del simbolo che in essa andrà identificato, dopo aver ben riflettuto su quanto in esso si voglia condensare.

Si usa dire che l’italiano sia la lingua degli angeli, e allora si diano le ali a questo grande progetto che tutto il mondo attende.

 

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