Il Festival letterario a Cagliari, a Sud di nessun Nord.

di Daniela Di Iorio | Ficcanaso
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A Sud di nessun Nord, è il titolo scelto quest’anno per il Festival letterario Marina Cafè Noir,  che si terrà a Cagliari da martedì 19 giugno sino a sabato 23 giugno.

Il Festival di letterature applicate è il primo Festival letterario in Sardegna per ordine di tempo, nato a Cagliari nel 2003 nel quartiere storico della Marina dall’iniziativa di un gruppo di lettori e attivisti culturali diventato poi un’associazione culturale dal nome Chourmo.  E’ un festival inteso come festa popolare  dei saperi condivisi – si legge nel sito – il cui primo ingrediente sono le storie, da fare proprie per riportarle nelle strade, nelle piazze e nei bar, nei negozi, nei laboratori artigiani e , più in generale, tra la gente. Il Marina Cafè Noir ogni anno è costruito intorno a un titolo e un tema principale che viene poi declinato e sviluppato in un denso programma.  Il titolo è una citazione tratta dal titolo di una raccolta di racconti  di BukowsKy, ma più che come omaggio al grande americano, la frase è stata riproposta per spiegare “la possibilità (o l’impossibilità) geografica, sociale, esistenziale che sembra caratterizzi il nostro tempo, in positivo e in negativo”, si legge nel comunicato di presentazione dell’edizione di quest’anno.

Il programma, che si può leggere qui, http://www.marinacafenoir.it/edizioni/edizione-2018/ è denso di appuntamenti tutti concentrati nelle serate estive delle piazze suggestive cagliaritane di San Domenico e Piazza Garibaldi. Il primo appuntamento, che apre il Festival martedì 19, è dedicato al libro “Torbedone Trapianatati” di Francesco Abate, che verrà presentato dallo stesso autore. Ci saranno, nei giorni successivi, incontri, concerti ed altre presentazioni letterarie, il tutto all’insegna del Sud e del Nord ma viste in una visione nuova, di arricchimento e commistione di culture.

“Guardando al Sud, sempre, ma anche al Nord – si legge infatti nel sito di presentazione dell’evento di quest’anno – visto che la bussola che ci muove segna direzioni etiche più che posizioni geografiche”.

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