Festival “Incroci di Civiltà” a Venezia

di Ulrike Rauh | Ficcanaso
Condividi su

Pubblichiamo il resoconto della scrittrice tedesca Ulrike Rauh, socia del comitato Dante di Norimberga, del Festival internazionale della letteratura che si è svolto a Venezia dal 4 al 7 aprile 2018.

Il mio scopo di oggi è il Campo Santa Margherita. Urla e spintoni a Piazzale Roma: i bagagli passano, le borse vengono trascinate. Un grande silenzio riposa nella valle lungo un fiume. Cammino su e giù per i ponti, vedo negozi chiusi, alcuni nuovi aperti. Dopo aver attraversato un passaggio vedo il Campo nella sua estensione sotto una luce brillante. Ristoranti invitano ad un caffè espresso, un aperitivo. Inavvicinabile si alza verso l’alto una torre, tagliata in cima, una volta parte della Chiesa di Santa Margherita. Questa chiesa sconsacrata fu trasformata anni dopo in un teatro con due gallerie e oggi è l’auditorium dell’Università Ca’ Foscari.

Apro la pesante porta. La lettura è già cominciata. Sul palcoscenico legge Mohamed Moksini dal Marocco, un simpatico giovanotto con riccioli neri. Dietro di lui si vede su un grande schermo il suo viso; lui ride, un sorriso allegro. Un traduttore legge le sue poesie arabe con tanta comprensione come se fossero le sue. Un grande applauso.

L’autore dal Kenia, Abdilatif Abdalla, racconta della sua vita, e s’interrompe leggendo le sue poesie. Probabilmente è un problema per la traduttrice che legge con poca emozione.

Durante l’intervallo esco sul campo per dare un occhio ai libri degli autori che si accatastano su grandi tavole, sotto una bianca tenda. I visitatori sfogliano, comprano, fanno la fila per un autografo.

Questo festival dal nome «Incroci di Civiltà», e che ha luogo ogni anno, viene organizzato dalla Università Ca’ Foscari e dalla Città di Venezia. In aprile 2018 furono invitati 25 autori di 21 Paesi. I loro argomenti indicano i problemi di oggi, fanno riflettere.

Rientrando nell’auditorium ascolto Gioconda Belli dal Nicaragua che recita i suoi testi con emozioni e temperamento, come anche il suo eccellente traduttore.

Le poesie del cileno Raúl Zurita, tradotte con tanta comprensibilità, raccontano dalla sua prigionia sotto Pinochet. I suoi testi esprimono in maniera impressionante i suoi sentimenti  e le sue riflessioni. Riceve l’applauso più grande.

Dopo un caffè al campo faccio una passeggiata alle Zattere, dove guardo l’acqua brillante e la Chiesa del Redentore. Ancora una volta sono incantata da Venezia.

Gioconda Belli
Gioconda Belli
Condividi su

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

tredici − dodici =