Giornata del libro: cultura del leggere e dello scrivere

di Valeria Noli | Libri
Condividi su

Il 23 aprile di ogni anno si celebra la Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore. In questa data, che l’Unesco sceglie per celebrare il libro nel mondo, coincidono diverse ricorrenze legate al libro e alla cultura del leggere.

Sfogliare un libro, sfogliare una rosa

Fu un libraio spagnolo a proporre una festa del libro nella data di nascita di Miguel de Cervantes: il 7 ottobre 1926. Fu spostata al 23 aprile nel 1930: in questo giorno si ricordano le date di morte dello stesso Cervantes, di William Shakespeare e di Garcilaso de la Vega, uno dei maggiori poeti ispanofoni. Tra i suoi meriti c’è anche quello di aver contribuito a diffondere la metrica italiana in Spagna (sonetto, ottave e verso libero).

Il 23 aprile infine è la festa di Sant Jordi (San Giorgio), patrono della Catalogna. Per una tradizione medievale, è simile al nostro San Valentino, anche se i primi a far festa sono i librai catalani. In una sola giornata – secondo le associazioni di settore spagnole – incamerano il 10% degli incassi dell’intero anno.

La tradizione di San Giorgio racconta che il santo uccise un drago per evitare che divorasse la figlia del re di Montblanc. Il sangue dell’animale si sarebbe trasformato in un insieme di rose rosse sparse al suolo. Ecco perché è entrato nell’uso di questa giornata il dono di rose (da parte degli uomini catalani) alle donne, che ricambiano donando libri. Questo scambio di doni si estende anche tra amici o non-innamorati, per una celebrazione all’insegna della bellezza e della cultura.

Il libro è un oggetto?

Il libro è un testo organizzato e portato su un supporto al fine di trasmettere contenuti. La sua materialità è tanto più evidente quanto più indietro si torna nel tempo: anticamente un libro non poteva non essere un oggetto. E oggi?

Dopo anni di crisi del settore, l’Ufficio Studi dell’Associazione Italiana Editori (AIE) esprime preoccupazione per il basso numero dei lettori: «L’Italia registra la più bassa percentuale di lettori a confronto con le altre editorie: la media italiana si attesta sul 40,5% nel 2016, ben al di sotto del 62,2% della Spagna, del 68,7% della Germania, del 73% negli Stati Uniti, dell’83% del Canada, dell’84% della Francia fino al 90% della Norvegia

Eppure, secondo dati consolidati AIE 2016, le case editrici attive sono aumentate del +5,8% rispetto all’anno precedente. Crescono gli e-book, rispetto ai libri cartacei, ma a fronte di 62.573 novità a stampa (Italia, 2016) c’è un inedito calo dell’editoria per ragazzi (-4,5%). Cresciuti anche gli e-book: +29,6% (81.035 “espressioni”, perché l’editoria digitale è anche servizi web, banche dati e altri prodotti digitali) con il relativo fatturato: +23,5% rispetto al 2015.

Un mercato in movimento

Nel suo complesso, dunque, il mercato del libro cresce. 2,561 miliardi di fatturato nel 2016 (13% al digitale) e 323 milioni di euro nello stesso anno, con un passaggio dal 5,2% al 12,6% della quota totale di mercato in paragone con il 2011.

Resta quello che AIE chiama il “problema dei problemi”: in Italia ci sono pochi lettori. Questo dato purtroppo si accompagna anche alle scarse competenze di lettura. Secondo OCSE-PISA «il 39% non legge alcun libro nel tempo libero» e il 25% dei laureati sono “non lettori”.

Cultura del leggere e dello scrivere?

Il libro cartaceo, oggetto-simbolo della nostra civilizzazione, è davvero destinato a sparire? La trasformazione dell’editoria riguarda anche le modalità di scrittura e lettura. Raccontare è una delle forme umane più indispensabili per la socialità. Dall’ambito familiare, dove si esprimeva in forme narrative tradizionali (racconti orali, storie, filastrocche, ricordi), si è trasferita nel pervasivo mondo dei social network. Qui, più o meno, si è creato un diverso tipo di focolare, più o meno problematico.

La moltiplicazione dei testi, le modalità di scambio e interazione continua, producono anche forme narrative non testuali, per immagini o per micro-narrazioni, e una tendenza alla riappropriazione delle fasi editoriali da parte degli autori.

Sono novità assolute? Solo in parte se pensiamo che Alessandro Manzoni fu anche l’editore del suo capolavoro e I promessi sposi furono uno dei primi libri illustrati (a scopo pedagogico).

Forse, dunque, si tratta di novità che affondano le radici in un umanesimo molto più antico di quanto la variopinta nuova comunicazione lasci intendere. Non ci resta che attendere, per capire se e come l’oggetto-libro cambierà davvero la sua forma. Nel frattempo, per ingannare l’attesa, c’è sempre la possibilità di leggere un buon libro…

 

Condividi su

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

uno × quattro =