I libri della settimana: Turi, Schiavi, Ivancich

di Valerio De Luca | Chiose
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Anche questa settimana consigliamo una nostra selezione tra narrativa e saggistica di autori italiani.

Libri e lettori nell’Italia repubblicana22_turi
di Gabriele Turi
Carocci
156 pagine, 14 euro

Il mondo dell’editoria conosce ovunque, all’inizio del XXI secolo, un processo di concentrazione e di forte concorrenza internazionale. L’Italia non fa eccezione, come dimostra l’acquisto di RCS Libri da parte di Mondadori nel 2016, ma ha alcune caratteristiche che risalgono al periodo preunitario: marcate specificità regionali, ampia presenza di editori piccoli e medi, grande difficoltà nel creare “lettori”, il cui numero rimane molto al di sotto di quello di altri paesi europei e ancora oggi ammonta a meno della metà della popolazione rispetto ai due terzi in Francia e in Germania. Gabriele Turi racconta la storia dell’editoria nell’Italia repubblicana rifiutando modelli di tipo sociologico, spesso astratti o generalizzanti, ma considerandone tutti gli aspetti in rapporto all’evoluzione della società, e mette in dubbio che dalla concentrazione derivi una inevitabile omologazione dei linguaggi.

Ha insegnato Storia contemporanea all’Università di Firenze. Fra le sue pubblicazioni: Giovanni Gentile (utet, 2006), Il nostro mondo (Laterza, 2016), Schiavi in un mondo libero (Laterza, 2012), La cultura delle destre (Bollati Boringhieri, 2013), Sorvegliare e premiare. L’Accademia d’Italia 1926-1944 (Viella, 2016).

Meno male22_schiavi
di Giangiacomo Schiavi
Sperling & Kupfer
16,60 euro, 190 pagine

Fino a ieri le buone notizie non erano notizie. Erano brevi di cronaca. Stampa minore. Odoravano di vecchio. I giornalisti guardavano altrove. Rincorrevano procure, questure, preture, mascalzoni, predoni, corrotti, truffatori, manipolatori, speculatori. Perché la stampa deve denunciare, stimolare, far riflettere. È il suo dovere: gli orrori non si possono ignorare. Però quante storie dimenticate, quanto distacco dal mondo della gente comune. L’Italia non è solo quella delle vite sbagliate. È piena di piccoli eroi della normalità, di esempi imitabili, di uomini e donne straordinari che non hanno storia perché nessuno li racconta. Dal premio Buone Notizie, ai nuovi blog, all’inserto settimanale del Corriere della Sera arriva l’invito a guardare anche dall’altra parte: quella del bene che fa notizia. C’è un esercito di persone che combatte ogni giorno una battaglia di civiltà e si impegna per far fare un passo avanti a chi è rimasto indietro. Sono storie di accoglienza, generosità, rinascita, resistenza e coraggio. Storie che parlano di sognatori capaci di inventare il futuro, per sé e per gli altri, di costruire dal nulla progetti destinati a durare. L’imprenditore che apre un ristorante solidale; il medico che restituisce ai bambini non solo la salute, ma anche il sorriso; la ragazza che dopo gli studi diventa contadina, per far rivivere la sua campagna; il prete che trova il lavoro ai ragazzi del rione Sanità a Napoli; il lavoratore licenziato che rimette in piedi l’azienda. Alcuni di loro hanno fatto notizia. Altri meno. Insieme rappresentano un antidoto al pessimismo che ci perseguita. Sono l’Italia di un nuovo racconto giornalistico. L’Italia delle buone notizie.

Giangiacomo Schiavi ha lavorato al quotidiano Libertà di Piacenza e poi a il Resto del Carlino di Bologna. Dal 1987 è al Corriere della Sera, dove è stato capocronista e vicedirettore. Per i suoi articoli sul campo nei quartieri di Milano ha ricevuto nel 2007 l’Ambrogino d’oro. Fra i suoi libri, Non ho l’età (con Carlo Vergani), Ancora giovani per essere vecchi (con Carlo Vergani), Buone notizie, Controvento (con Ambrogio Fogar), Medici umani, pazienti guerrieri (con Gianni Bonadonna).

Noi e l’albero. Natura urbana, salute umana22_ivancich
di Ivana Ivancich
Corbaccio
256 pagine, 16,90 euro

Tradizionalmente ci portiamo dietro un’idea di simbiosi tra uomo e natura, di cui l’albero è il simbolo vitale per eccellenza. La cacciata stessa dal Paradiso terrestre è anche questo: fuori dal giardino dell’Eden la vita dell’uomo si fa più difficile, più brutta, più triste. Non è solo una visione poetica. Conosciamo l’importanza della natura per il benessere psico-fisico dell’uomo, tanto più in città e metropoli per decenni deturpate da un’urbanizzazione selvaggia. Eppure, spesso, la nostra consapevolezza “bio-eco-ambientalista” rimane in superficie, legata ai grandi allarmi planetari, ma poco aderente alla realtà di ognuno di noi. Ci preoccupiamo del riscaldamento globale e della distruzione della foresta amazzonica, ma poco del taglio degli alberi sotto casa che lasciano il posto a un nuovo parcheggio… In questo libro, Valentina Ivancich, neuropsichiatra e giardiniere, analizza invece l’importanza vitale di un rapporto quotidiano con la natura in tutte le sue forme, in primis, il verde urbano, ormai per molti unica forma di natura accessibile. Sulla base di studi e statistiche provenienti da tutto il mondo industrializzato dimostra gli effetti concretamente benefici che la natura, il verde, gli alberi hanno sull’uomo: sullo sviluppo cognitivo, emotivo, affettivo, relazionale dei bambini e degli adolescenti; sulla qualità della vita degli anziani e delle persone che vivono situazioni particolari, come malati e detenuti; sulla salute fisica e psichica di ognuno di noi. La qualità del rapporto con queste forme di natura incide sulla concreta possibilità, cui tutti abbiamo diritto, di accedere alla serenità e alla bellezza.

Valentina Ivancich Biaggini è medico, neuropsichiatra infantile, dottore di ricerca. Non avendo mai saputo resistere alla umana affinità per alberi, verde e natura, si è anche occupata di tutela della natura, di zoologia e di giardini. Ha un diploma di orticultura.

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