Camilleri, Professore Emerito Honoris Causa a Tor Vergata: morirò quando smetterò di scrivere

di Valeria Noli | Ficcanaso, Lingua
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12 aprile, Roma. Nell’Aula Magna della facoltà di Economia dell’Università di Tor Vergata oggi si è svolta la cerimonia di consegna dei diplomi ai nuovi Dottori di Ricerca dell’Ateneo.

In quest’occasione, Andrea Camilleri ha ricevuto dal Rettore Giuseppe Novelli il titolo accademico di Professore Emerito Honoris Causa.

Aperta con le suggestive musiche delle colonne sonore di Ennio Morricone, tra gli applausi dei presenti, la cerimonia è stata introdotta dal Rettore Novelli: «Il Dottorato – ha ricordato – è il massimo titolo che un’accademia può rilasciare, perché è riconosciuto come Ph.D in tutto il mondo, diversamente dalla laurea.» Ha poi presentato Andrea Camilleri definendolo uno dei più grandi intellettuali del paese, «un Maestro della parola, anche se lui dice di essere un artigiano. Ma questo termine – ha concluso Novelli – a me piace molto, perché artigiano della parola è anche artigiano della cultura, e l’università fa cultura.»

La motivazione

La professoressa Marina Formica, Coordinatrice della macroarea Lettere e filosofia e delegato del Rettore per le iniziative culturali dell’Ateneo, ha quindi letto le motivazioni del riconoscimento:

«Con la sua narrativa storica, con le sue drammaturgie, con le sue sceneggiature televisive, con le sue regie, con i suoi romanzi d’indagine Andrea Camilleri rappresenta la memoria civile del nostro Paese, dalla Seconda Guerra Mondiale a oggi. Nella convinzione che non esistano storie che non racchiudono valori utili alla società del presente, – ha proseguito – i protagonisti della sua Sicilia disegnano infatti, per aneddoti e metafore, la stessa Italia di ieri e di oggi, ridando di frequente parola e vita a personaggi del tutto dimenticati o poco significanti per la storia con la ‘s’ maiuscola.»

La prof. Formica ha anche ricordato il «personalissimo pastiche di lingue e dialetti» che costituisce la cifra dominante della scrittura di Camilleri, dove «ogni personaggio trova dignità, pure negli episodi più marginali dei suoi racconti tra cui domina, certo protagonista assoluto, Montalbano.»

Il prof. Pasquale Mazzotta, del Dipartimento di fisica, ha infine formulato gli auguri ai neo Dottori ricordando che la prossima settimana a Roma si correrà la Formula E, per motori elettrici mossi da batterie: «con l’energia potenziale che si portano dentro, possono spingere le vetture fino a 225 kmh. Ragazzi, questa stessa energia che avete dentro vi auguro di poterla esprimere come potete e volete per cambiare il mondo.»

Camilleri: la cecità mi toglie due possibilità: vedere la bellezza femminile e leggere Dante

Alle 11,20 dopo aver ricevuto l’onorificenza di Professore Emerito Honoris Causa, ha preso la parola Andrea Camilleri:

«Ringrazio, commosso realmente, dell’onore che mi viene fatto. Ma vi ringrazio, oltre a ciò, per il calore umano, per l’affetto che ho sentito. Mi state regalando una mattinata felice. Avrei voluto parlare a lungo di qualche argomento che interessasse tutti, ma purtroppo la sopravvenuta cecità mi impedisce una quantità di cose. La più grave indubbiamente è di non poter più vedere la bellezza femminile. La seconda è di non leggere più Dante, ma diciamo che le possiamo mettere sullo stesso livello

Camilleri ha parlato della sua cecità, ricordando che uno scrittore che diventa cieco, ha detto, è come un operaio che perde le braccia e non può lavorare.

«Io, che sono stato a scrivere una vita, continuo a scrivere la vita. Carlo Bo, grande critico, una volta disse: “io non so se la mia vita l’ho vissuta o l’ho letta”. Io potrei dire “non so se l’ho vissuta o l’ho scritta”. Pirandello scriveva che o la si scrive o la si vive, io invece dico che la si vive e la si scrive, si può anche fare assieme

Continuare a scrivere nonostante la cecità, «imparando a dettare, trovando degli aiuti preziosi, è stato in fondo un gesto di coraggio

Camilleri ha colto questo spunto per fare i suoi auguri ai neo Dottori:

«Vorrei lasciarvelo, questo coraggio, a voi giovani, perché non credo che uscendo da questa splendida università tutto vi sarà facile. Oggi vivere il mondo è difficile, io vi auguro di avere tutto il coraggio e la volontà di riuscire. Ve lo auguro di tutto cuore

Morte provvisoria nel Sud post-unitario

A una domanda, di Luca Coniglio (dottorando in Storia del Risorgimento) Camilleri ha dedicato una particolare attenzione. La domanda più o meno era: «Da poco è andata in onda la trasposizione televisiva di La mossa del cavallo, ambientato in un’Italia post risorgimentale. Lei ha dichiarato che l’Italia era molto divisa politicamente e anche a livello linguistico. Recentemente una parte della storiografia ha analizzato il Risorgimento come un’aggressione del Nord nei confronti del Sud. Che cosa ne pensa?»

Camilleri ha esordito così: «Bella domandina. Quando ero giovane non c’era nessuna sopraffazione del Nord verso il Sud. Il Sud faceva parte dell’Italia fascista e imperiale allo stesso modo di come lo faceva la capitale industriale d’Italia, Milano.» Una breve pausa e poi: «In Sicilia stavamo da cani anche durante il Fascismo

Ha piegato di aver letto, nell’immediato dopoguerra, il libro Il brigantaggio  meridionale dopo l’Unità d’Italia che conteneva «uno schema riassuntivo del comando militare di Napoli, il riassunto di tre anni di guerra al brigantaggio meridionale, che riporta alcune cifre.» I briganti uccisi in combattimento risultavano 6.000, mentre quelli presi prigionieri 8.000. «Le cifre – ha commentato Camilleri – non mi corrispondono. Con tutte le bande di briganti che volete, quando si entra nelle migliaia di persone è un po’ strano continuare a chiamarli “briganti”. Mi son detto: chi erano?»

Spesso erano «ex soldati dell’esercito borbonico che non avevano aderito all’esercito italiano e si erano alleati ai contadini, che si ribellavano ai continui tradimenti perpetrati su di loro, come ai giorni nostri.»

Alle molte promesse tradite, al tradimento della fiducia, si aggiunse la questione della leva obbligatoria, portata dall’Unità d’italia. «Con i Borboni non ce l’avevamo, e senza nessuna preparazione psicologica arrivò ed era come una tassa. Perché durava 4 anni, e appena un ragazzo era in età di lavoro, la patria se lo prendeva e levava forza lavoro a famiglie contadine poverissime.» Non resiste al gusto dell’aneddoto brillante, proseguendo dopo una breve pausa: «…tanto che cominciò l’uso di accompagnare al distretto militare il chiamato alle armi con i vestiti a lutto, considerandolo un morto provvisorio.»

Nonostante tutto questo, al Referendum per l’Unità d’Italia 480mila siciliani votarono sì, mentre i no furono solo 270. «Come è che dopo una dimostrazione così grossa in favore dell’Unità d’Italia tre anni dopo in Sicilia viene proclamato lo stato d’assedio e navi italiane bombardano città siciliane facendo morti e feriti?» Citando altri temi contenuti nei volumi di quegli studi, per esempio la “persecuzione al renitente di leva” o “l’uso della tortura, non nelle carceri, ma negli ospedali militari”, Camilleri ha ricordato di aver letto 5 volumi (tre con il rapporto sull’inchiesta parlamentare del 1875, pubblicati da Cappelli, e 2 volumi di contro-inchiesta fatta dall’opposizione di Leopoldo Franchetti con un altro punto di vista) da cui ha tratto molta ispirazione per i suoi romanzi storici. «una miniera d’oro, ci ho scritto sopra 5 romanzi e due saggi

«Questi romanzi non sono un divertimento storico, hanno sempre la grana delle storia dell’Ottocento e vi si possono leggere le storie dei giorni nostri, soprattutto nei rapporti con la burocrazia e la politica. Credo – ha aggiunto Camilleri – che l’Unità d’Italia fosse indispensabile, voluta dalla storia e voluta dagli italiani stessi, ma credo che nei 50 anni successivi si sia fatto di tutto per spaccare l’italia in due. Cosa che è avvenuta anche con una serie di leggi: nel 1859 i telai in attività in Sicilia erano 12000. 5 anni dopo, avvenuta l’Unità, sono 700 soltanto. Una serie di leggi ha spostato la produzione della stoffa a Biella.»

Ha infine risposto a un’ultima domanda dal pubblico, sulla cecità e la scrittura, spiegando che

«Come nella Cronaca di una morte annunciata, anche la perdita vista non è arrivata da oggi a domani. Ha avuto, la malattia, la bontà di procedere con molta lentezza. Era anche una forma un po’ sadica, però diciamo che mi ha dato la possibilità di abituarmi al buio che sopraggiungeva. Non ti ci abitui mai al buio, però te ne fai una ragione.»

La lunga esperienza teatrale gli permette di immaginare i personaggi dei racconti che poi detterà per la trascrizione all’interno di una scena, perché la scrittura fa parte della sua vita. Infatti conclude:

«Io morirò il giorno stesso in cui mi sarà passata la voglia di scrivere o non ce la farò più

Per visualizzare la cerimonia completa, e per poter apprezzare anche la caratteristica voce del Maestro Camilleri, un video realizzato dall’Ateneo di Tor Vergata e trasmesso in diretta è disponibile su Youtube

Si ringrazia l’ufficio stampa di Tor Vergata per l’immagine in evidenza

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