Dante2018 al gran finale tra Ravenna e Buenos Aires

di Valeria Noli | Ficcanaso
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Il progetto di lettura condivisa #Dante2018, su Twitter dal 1° gennaio, si conclude oggi (10 aprile) tra Ravenna e Buenos Aires. Chiudere l’iniziativa nell’ultima città di Dante: era il sogno dell’ideatore Pablo Maurette, che in 100 giorni di lettura della Divina Commedia ha riunito attorno al principale poema in lingua italiana oltre 5.000 lettori e partecipanti, specialmente in Messico e America Latina.

Con L’ultimo sorriso di Beatrice si conclude questa lunga avventura che ha coinvolto migliaia di persone in una lettura della Commedia davvero universale. Questo è il titolo dell’evento che oggi si terrà nella Biblioteca Nacional di a Buenos Aires diretta da Alberto Manguel (leggi su Avvenire l’intervista a Manguel del Segretario generale Alessandro Masi). All’interno della più grande istituzione culturale argentina, diretta da un intellettuale molto vicino al grande Jorge Luis Borges, che fu anche un dantista, sarà proiettato il video realizzato dal Comune di Ravenna che si può vedere qui ← su Youtube, sulla pagina Facebook @comunediravenna e nel profilo Twitter @maurette79.

Vi si alternano persone comuni e rappresentanti pubblici come il Sindaco di Ravenna Michele de Pascale e naturalmente l’ideatore del progetto Pablo Maurette. In apertura, la voce di Vittorio Sermonti scorre su incantevoli scorci della città leggendo l’Inno alla Vergine Vergine madre, figlia del tuo figlio…»). La chiusura ha invece il volto e la voce di Ludovica Ripa di Meana e si svolge “Sotto le stelle di Galla Placidia da cui plausibilmente è stato ammaliato anche Dante nel suo soggiorno ravennate”  sulle quattro terzine del XXXIII canto della Commedia:

A l’alta fantasia qui mancò possa; 
ma già volgeva il mio disio e ‘l velle, 
sì come rota ch’igualmente è mossa,

l’amor che move il sole e l’altre stelle.

È stato proprio un contatto con Ripa di Meana a portare Pablo Maurette fino a Ravenna. Lui, di Buenos Aires, ma docente di Letteratura Comparata a Chicago, sognava di far approdare qui il suo progetto, e di “Leggere il canto finale della Commedia davanti alla tomba del poeta” nella città che accolse Dante alla fine del suo esilio.

 

Pablo Maurette e i danteros di Dante2018

Avevamo già intervistato Maurette nel corso del progetto. Gli abbiamo chiesto ora di sintetizzare per noi la visione di Dante che emerge dopo 100 giorni di così intensa e sorprendente frequentazione.

Come è nata la passione per Dante Alighieri?

La prima volta che ho letto la Divina Commedia avevo 20 anni, forse 21. Ho un amico dantista argentino piuttosto riconosciuto, Pablo Williams, che naturalmente partecipa a #Dante2018. Lui organizza ogni anno, a casa sua, una Lectura Dantis per gli amici e conoscenti. Mi invitò ad assistere e, guidato nella lettura, rimasi affascinato dalla Commedia, tanto che in seguito ho riletto il libro parecchie altre volte.

Qual è la traduzione della Commedia preferita dai “danteros”  del progetto?

In spagnolo esistono diverse traduzioni. La più facile da trovare e acquistare in questo momento è quella di Jorge Ricardo Aulicino, con testo a fronte. Alcuni, meno, usano la traduzione della Commedia fatta da Bartolomé Mitre alla fine dell’Ottocento. Fu presidente dell’Argentina dal 1862 al 1868 e ha tradotto in spagnolo anche l’Eneide di Virgilio. Circola anche una versione in prosa, dello spagnolo Ángel Chiclana. Le traduzioni sono tante, ma credo quella di Aulicino sia quella che i partecipanti al progetto hanno usato di più.

Dal punto di vista prettamente metrico, l’endecasillabo suona bene anche in spagnolo?

Sì, il metro suona bene ma il problema è riprodurre la terza rima. Io leggo in originale e non uso traduzioni in spagnolo, ma consiglio a chi vuol leggere Dante ma non legge l’italiano di scegliere una traduzione in prosa. Credo sia meglio, perché riprodurre la musica della terzina dantesca è impossibile, dunque anche un po’ inutile provarci. Meglio leggere il senso narrativo del testo in prosa e poi magari cercare di cogliere la parte musicale dall’originale.

L’idea è studiare la poesia antica distinguendo tra musicalità e contenuto?

Sì, io consiglio di fare così, anche se per un ispanofono il toscano di Dante è difficilissimo. Ciò nonostante, molte parole si possono capire e si può apprezzare la musica della terzina. Italiano e spagnolo non sono lingue troppo distanti e trovo che leggere la traduzione in prosa accanto al testo originale sia la modalità ideale e più rispettosa, senza forzature in cerca di rime impossibili, per cogliere forma e contenuto, anche se separatamente.

Qual è stato il risultato più bello o sorprendente del progetto #Dante2018?

Ovviamente è stato l’interesse di un così gran numero di partecipanti. L’ho trovato sorprendente. Tra di loro ho conosciuto moltissime persone interessanti, artisti che lavorano su Dante e fanno illustrazioni, artisti di strada che lo mettono nei graffiti, musicisti molto interessati ai temi danteschi. Mi ha stupito, infine, la diversità tra le persone che amano Dante. Alcuni si occupano di letteratura ma tantissimi no. È sorprendente come un autore medievale riesca a parlare a persone così diverse e in un mondo così diverso, soprattutto in un’altra lingua.

Quali sono i paesi che hanno risposto di più?

Colombia, Venezuela, Messico, Cile, Bolivia. Poi abbiamo argentini, messicani, colombiani che vivono all’estero, uno scrittore messicano che ci legge dal Giappone, infine gente da Inghilterra, Francia e Spagna. Ma il Messico e il sud America sono le aree con più partecipanti.

 

Progetti per il futuro?

Voglio lavorare entro il 2018 su un altro testo, forse italiano, purché abbia una narrativa divisa in unità corte. Boccaccio sarebbe perfetto, Don Chisciotte altrettanto, forse il Tasso o l’Ariosto… il problema è che mi sembra siano opere meno reperibili nelle librerie del mondo ispanofono. Inviterò i partecipanti al progetto, i “danteros”, a fare una scelta. Molte opere mi sono state proposte, anche l’Ulysses di Joyce, ma non ha quelle unità minime che occorrono per un progetto web. Questa nuova opera sarà letta entro l’anno. Nel 2019 toccherà invece a Omero (Iliade e Odissea). Ad agosto, comunque, mi trasferirò a Firenze per un anno. Forse potremmo immaginare qualche progetto comune…

Foto in evidenza di EmmaGraziani [CC BY-SA 4.0 ] da Wikimedia Commons

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