Crediamo nella qualità dell’italiano fuori d’Italia. Masi, Segretario Generale SDA, a Siena

di Valeria Noli | Ficcanaso, Lingua
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A Siena è in corso la II edizione del Festival dell’Italiano e delle Lingue d’Italia (6-8 aprile 2018), ideato e diretto da Massimo Arcangeli. L’iniziativa è stata accolta e sostenuta dal Comune di Siena e dalla Regione Toscana, così come dai due atenei locali (Università di Siena e Università per Stranieri di Siena). Gode, tra gli altri, del partenariato scientifico della Società Dante Alighieri (vedi qui per il quadro completo paroleincamminocollaborazioni).

Il Festival è stato aperto il 6 aprile nella Sala del Mappamondo del Comune di Siena. Il calendario è fitto di appuntamenti. e copre i tre giorni di incontri e spettacoli. All’incontro del 6 aprile hanno partecipato tra gli altri il Sindaco Bruno Valentini, il presidente dell’Accademia della Crusca, prof. Claudio Marazzini. i due rettori Prof. Francesco Frati e Prof. Pietro Cataldi. A seguire, il giornalista Aldo Cazzullo (Li mettiamo via quei cellulari? Nuove tecnologie e nuovi linguaggi) e il geologo Mario Tozzi su La lingua delle catastrofi, impiegata per comunicare le emergenze ambientali.

Alle 10,45 è intervenuto il Segretario Generale della Dante, Alessandro Masi. Nel suo intervento, intitolato L’italiano fuori d’Italia, ha illustrato gli scenari e le prospettive strategiche per la promozione della nostra lingua nel mondo.

«La Dante – ha esordito – vanta una prospettiva privilegiata. Grazie alla sua rete mondiale di circa 500 sedi, tra comitati, centri certificatori e altri punti di interesse, è un osservatorio privilegiato sulla diffusione della nostra lingua.»

L’italiano serve?

Se volessimo pensare a un’utilità meramente “materiale” la partita sarebbe persa in partenza. Resta tutta da giocare se invece consideriamo il celebre discorso di Bob Kennedy del 1968:

«Il Pil non misura né la nostra arguzia, né il nostro coraggio, né la nostra saggezza, né la nostra conoscenza, né la nostra compassione, né la devozione al nostro Paese. Misura tutto, in poche parole, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta. Può dirci tutto sull’America ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani.»

L’utilità materiale non coglie la ricchezza di una cultura o di una lingua. Come misurare, dunque, il suo valore? «Un interesse umanistico, una propensione verso la bellezza e un interesse verso una cultura impregnata di bellezza. Questo abbiamo nel nostro bagaglio nazionale» ha detto Masi, aggiungendo poi: «Esiste un innegabile e generale ritardo del nostro paese nelle strategie linguistiche e promozionali. Lo dobbiamo colmare prima possibile. Promuoversi infatti è indispensabile, se persino la Francia sente il bisogno di rilanciare la francofonia.»

Il riferimento è a un recentissimo scambio tra il Presidente Emmanuel Macron e lo scrittore congolese Alain Mabanckou, che ha rifiutato di partecipare al rilancio della francofonia – come Macron gli aveva proposto – perché “il francese è una lingua coloniale”.

Le lingue coloniali portano con sé un bagaglio ingombrante, che non pesa sull’italiano. La nostra è infatti “una”lingua di pace e dialogo”, il Papa la impiega anche in contesti ufficiali, è frutto di secoli e secoli di civilizzazione umanistica.

Veicolare affetto e qualità

Quella italiana è “una lingua d’affezione”, insomma, ed è scelta anche in virtù di quella che il Presidente Andrea Riccardi definisce italsimpatia. Ma anche se l’italiano non è scelto per necessità – ha proseguito Masi – non significa che non sia utile.»

Possiamo forse immaginare che la nostra lingua abbia una funzione veicolare per motivi non economici, ma umanistici? Masi ha ricordato che «come dimostra il recente incontro di Bruxelles del 20 marzo 2018 (organizzato dall’Ambasciatrice d’Italia in Belgio, Elena Basile, in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura) l’interesse per la lingua italiana è vivo e vitale.» Erano presenti, tra gli altri, lo stesso Masi, il Rettore Cataldi e Arcangeli, con l’on. Silvia Costa, i temi erano la diffusione e l’insegnamento dell’italiano. L’Amb. Basile in quella sede ha altresì ricordato che «la diffusione della lingua e della cultura italiana è considerata una componente essenziale della nostra politica estera, rappresenta un esercizio di soft power utile ad una proiezione del nostro Paese in grado di assicurare ritorni anche economici, politici e di immagine (…) La difesa della lingua e della cultura italiana è parte della protezione delle diverse eredità culturali” e utile a contribuire al plurilinguismo, “chiave della tolleranza nella società multiculturale odierna.»

L’italiano esprime dunque un’utilità “nel” mercato e non solo “di” mercato, tanto più positiva quanto più salgono la qualità dell’insegnamento e l’integrazione delle azioni “di sistema”: «Dobbiamo continuare a promuovere un sempre più puntuale sistema di formazione e certificazione, in un’ottica di qualità – ha detto Masi -. In questa direzione guarda anche la collaborazione pluriennale della Dante con le due Università per Stranieri di Siena e di Perugia e con l’Università Roma Tre. La convenzione CLIQ (Certificazione Lingua Italiana di Qualità), tra le quattro istituzioni, considera tutti gli aspetti connessi con l’insegnamento di qualità.»

Nello scenario internazionale, infine, il sistema-Italia può offrire più di altri paesi, su vari fronti. Dovremmo far tesoro di questo patrimonio, che abbiamo ereditato e dovremmo promuovere  in modo più strutturato. Masi ha concluso il suo intervento con un auspicio un invito e una sfida: «Siena – ha detto – dovrebbe diventare un grande laboratorio dell’italiano, dal quale si possa lavorare anche sulla formazione dei docenti e degli italianisti all’estero. Dobbiamo occuparci di loro, perché rappresentano la nostra immagine e perché il lavoro che fanno giorno dopo giorno li rende, a pieno titolo, “ambasciatori  mondiali” della nostra lingua e della nostra cultura.»

 

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