Portella della Ginestra. Primo maggio 1947

di Valerio De Luca | Ficcanaso, La fabbrica delle parole, Libri
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Il Primo maggio del 1947 duemila lavoratori del Palermitano, della zona di Piana degli Albanesi, di San Giuseppe Jato e di San Cipirello si riunirono a Portella della Ginestra per la Festa del Lavoro. Improvvisamente alcuni uomini, guidati dal bandito Salvatore Giuliano, spararono sulla folla, uccidendo dodici persone e ferendone più di trenta. È la strage di Portella della Ginestra, prima strage di Stato, evento spartiacque del dopoguerra che ha cambiato il corso della storia, da molti considerato il primo grande mistero dell’Italiarepubblicana: mai sono stati accertati, infatti, il movente e i mandanti.

Parte da Roma, presso la sede della Società “Dante Alighieri”, il Tour Nazionale della Memoria di Mario Calivà con la presentazione del suo volume “Portella della Ginestra Primo maggio 1947. Nove sopravvissuti raccontano la strage” (Navarra).
L’appuntamento è per lunedì 9 aprile 2018 alle ore 17:30 nella bellissima cornice della Galleria del Primaticcio di Palazzo Firenze (Piazza Firenze, 27 Roma). Interverranno il prof. Ledo Prato, il prof. Giovanni Greco dell’Accademia Nazionale d’arte drammatica Silvio d’Amico di Roma, il Prof. Alessandro Pontremoli dell’Università degli Studi di Torino, il prof. Valerio Strinati a rappresentare l’ANPI nazionale, l’On. Angela Schirò, la Prof.ssa Giorgia Pietropaoli e i ragazzi del Liceo Aristofane di Roma.

La lettura delle testimonianze è a cura degli attori del Cantiere Teatrale di Ciro Scalera: Riccardo Parravicini, Sofia Boriosi, Manuela Barocci, Marco Patania.

In questo lavoro di Mario Calivà parlano nove testimoni che hanno visto le vittime morire davanti ai propri occhi tra la folla festante. La memoria riprende così vita attraverso la voce di Giorgio Bovi, Michele Maniscalco, Concetta Moschetto, Mario Nicosia, Serafino Petta, Giovanni Renda, Michele Spatafora, Giuseppe Vitanza. Un prezioso documento di storia orale che permette di andare al di là della storia ufficiale ed entrare nel vivo dei fatti, condividendo emozioni e riflessioni. Completano il lavoro di testimonianza la ricostruzione del contesto storico di Carmelo Botta e Francesca Lo Nigro, e la riflessione sulla funzione civile della testimonianza orale di Alessandro Pontremoli.

Abbiamo incontrato l’autore.

Calivà, il dramma dei manifestanti di Portella della Ginestra, un eccidio che mai sarebbe dovuto accadere. Perché dobbiamo ricordarlo oggi? Quanto è attuale il dramma di allora?

C: La strage di Portella va ricordata per ribadire il ruolo sociale della memoria. La presa di coscienza dei contadini rappresenta una delle pagine più dignitose della nostra prima repubblica. Non so quanto possa essere attuale il dramma di allora, poiché le nuove generazioni, comprese la mia, siamo state abituate a non farci mancare nulla, ragion per cui siamo assolutamente avulsi da qualsiasi lotta sociale.

Tra le varie testimonianze raccolte nel suo volume, qual è quella che l’ha colpita di più?
C: Tutte le testimonianze sono intense, ma se dovessi sceglierne una credo che sarebbe quella di Concetta Moschetto. Perché? Leggetela e vedrete.

La Sicilia ha avuto diversi accadimenti storici e civili spesso dimenticati. Quanto la Sicilia di oggi ha imparato da quegli errori? Quanto c’è da fare?
C: Non so quanto e se la Sicilia abbia imparato dai suoi errori, tuttavia ci sono molti siciliani che seguono l’esempio di grandi uomini come Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Rocco Chinnici, Accursio Miraglia, Nicola Barbato, Peppino Impastato, e che combattono la mafia e le ingiustizie con ogni mezzo. Nei momenti bui questi grandi uomini hanno portato la luce della speranza. Noi dobbiamo essere bravi a mantenerla accesa.

L’eccidio è stato descritto o dipinto anche da grandi artisti come Guttuso e Guccione. cosa emerge da queste rappresentazioni?

C: Emerge sicuramente la grande sensibilità dell’artista. Credo molto nell’arte come veicolo di significati e poiché è immortale contribuirà a mantenere vivo il sentimento di quel tempo. A proposito di arte, quella drammatica in questo caso, da poco mi sono diplomato in Drammaturgia e Sceneggiatura presso la Silvio d’Amico di Roma, come tesi ho presentato un testo teatrale che vuole raccontare, attraverso la scrittura drammaturgica, i giorni della strage. Alla presentazione di Roma farà un intervento il mio relatore, ovvero il M° Giovanni Greco.

Mario Calivà, poeta e drammaturgo arbëresh, già dottore in Economi a e Finanza ha conseguito anche la laurea in Discipline dello spettacolo. È diplomato in Drammaturgia e Sceneggiatura presso l’Accademia d’arte drammatica Silvio d’Amico di Roma.

Ricordiamo che l’autore sarà impegnato con più di dieci date dal nord al sud Italia:

12 aprile Verona
15 aprile Avigliana e Bussoleno (Val di Susa)
16 aprile Torino
18 aprile Viareggio
20 aprile Brescia
21 aprile Cremona
22 aprile Crema
1 maggio Monreale (Pa)
9 maggio Enna
11 Riesi (CL)

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