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Il Rinascimento italiano e la collezione di Carlo I

di Carolina Sacconi | Ficcanaso
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Carlo I Stuart, re d’Inghilterra decapitato nel 1649 con l’accusa di alto tradimento nei confronti del popolo, non fu solo il primo sovrano inglese ad essere condannato alla pena capitale, ma fu anche un grande collezionista. Se la sua infelice sorte può essere tutt’altro che ambita, la sua ricca collezione è una delle più ammirate e invidiate d’Europa. La mostra in esposizione alla Royal Academy of Arts di Londra con il titolo “Charles I: King and Collector” dal 27 gennaio al 15 aprile 2018 tenta di riunire le preziose opere della collezione, disperse per volere di Cromwell e del Parlamento in seguito alla decapitazione del re. L’ambiziosa missione riesce a raccogliere 140 capolavori da Mantegna a Tiziano, da Holbein a Van Dyck, da Rubens a Correggio, da Velazquez a Bronzino.

Von Dyck divenne ben presto il pittore di corte, moderno ritrattista nordico, a lui furono commissionate numerose tele: tra le sue produzioni ricordiamo in particolare lo straordinario triplice ritratto del re in tre posizioni diverse (di fronte, di profilo e di tre quarti), dipinto nel 1635 per consentire a Lorenzo Bernini di scolpire un busto di Carlo I. Il re non riuscì mai a vedere il busto, andò distrutto in un incendio. Un altro pittore contemporaneo con cui il re instaurò un rapporto di simpatia reciproca fu Rubens, giunto in veste di ambasciatore, dipinse per il sovrano il quadro “Pace e Guerra”.

Nonostante l’incessante proliferazione di tele ad opera di pittori contemporanei, il cuore del re Carlo I era rivolto ai più classici, come Tiziano e Mantegna: così nel cabinet si trovano la “Morte della Vergine” di Andrea Mantegna, il “San Giorgio e il drago” di Raffaello, il “San Giovanni Battista” di Leonardo. L’amore per il Rinascimento italiano fu un colpo di fulmine, nato in seno alla corte spagnola di Madrid dove il sovrano trascorse qualche mese nel 1623: qui conobbe per la prima volta Tiziano e l’arte italiana. Tornato in patria carico di quadri e una volta sposata, nel 1635, Henrietta Maria, re Carlo commissionò ai suoi emissari in Italia l’acquisto di opere, riuscendo ad ottenere capolavori come le allegorie di Correggio.

La vera fortuna di re Carlo fu la caduta dei Gonzaga, duchi di Mantova: bisognosi di soldi e morto all’improvviso anche Vincenzo II, Carlo Gonzaga Nevers, interlocutore decisamente malleabile, acconsentì a vendere in un incredibile lotto di opere molti pezzi antichi. Fu così che arrivarono a Londra capolavori di Correggio, Leonardo, Raffaello oltre alla “Cena a Emmaus” di Tiziano. Con l’annessione della collezione gonzaghese arrivò finalmente “Il trionfo di Cesare”, una serie di nove tele (1485 -1505ca) di Andrea Mantegna, che il sovrano aveva tanto desiderato ma che non era stato incluso nelle prime trattative.

Anche se per poco, la sfarzosa collezione del re Carlo I torna a casa per ricreare un ambiente realmente esistito secoli fa, una vastissima ed eclettica raccolta di opere artistiche. Abbiamo tempo ancora fino al 15 aprile, poi di nuovo una dispersione che non è più caos, ma una giusta diffusione in nome della missione dell’arte.

In copertina “Trionfi di Cesare”, quarta scena “Portatori di vasi, tori sacrificali e trombettieri”, Andrea Mantegna (1485-1505ca)

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