L’emigrazione italiana nei libri di scuola. INTERVISTA

di Carolina Sacconi | Chiose
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Abbiamo intervistato Lorenzo Luatti, ricercatore dei processi migratori e delle relazioni interculturali presso Oxfam Italia e autore di “L’emigrazione nei libri di scuola per l’Italia e per gli italiani all’estero” uscito nel 2018 per i tipi di Tau edizioni e Fondazione Migrantes.

Grande protagonista del libro è l’emigrazione italiana nei testi scolastici. Qual è l’immagine dell’emigrato italiano che ne emerge? Quale, invece, l’immagine del nostro paese? In che modo si verifica il passaggio da un “antiemigrazionismo paternalistico” ad una politica di maggiore tolleranza?Emigrazione italiana (2)

Le emigrazioni nei libri di scuola sono due volte protagonisti: lo studio ne analizza le rappresentazioni sia nei libri di scuola per l’Italia – esaminati nella prima parte del volume intitolata “Ai figli vicini” – sia nei testi destinati ai figli degli italiani che frequentavano le scuole italiane all’estero – affrontati invece nella seconda parte intitolata “Ai figli lontani”. Si tratta di una prima volta per entrambi i settori dell’editoria scolastica; mai prima d’ora è stata raccontata la storia dell’emigrazione italiana a partire dai testi scolastici, libri assai diffusi se si pensa, oltretutto, che erano spesso gli unici volumi ad entrare nelle famiglie italiane dell’800 e del ‘900 poiché legati ai primi passi dell’alfabetizzazione dell’istruzione. Mancava, oltretutto, nel panorama degli studi sul libro scolastico e sull’emigrazione, una ricostruzione dettagliata e puntuale sulle vicende editoriali del libro scolastico.

L’immagine dell’emigrato che emerge da questi libri è assai diversa nei due casi (testi scolastici per l’Italia e testi scolastici per gli italiani all’estero) e cambia nel tempo perché sottoposta alle diverse ideologie e concezioni pedagogiche e alle diverse fasi storiche che si susseguono. Così nei primi testi scolastici per le scuole italiane, gli emigranti sono sbeffeggiati, sono rappresentati come degli scansafatiche e buoni a nulla che, invece di cercare il tesoro nascosto nella propria terra, tradiscono la patria andando all’estero, per poi tornare comunque sconfitti e costretti a ripartire, nel paese natio, da una condizione addirittura inferiore rispetto a quella che avevano lasciato. Nei decenni successivi la propaganda antiemigrazionista si fa ancora più forte e si caratterizza per una molteplicità di argomentazioni; questa ricorre, pretestuosamente, ai più disparati stratagemmi retorici, alle immagini più drammatiche – quasi terroristiche – per mettere in guardia il popolo dalla tentazione di fuggire dal proprio paese. La situazione cambia con il nazionalismo ed il fascismo: non si parla più di emigranti, ma di italiani all’estero, prosecutori di una storia di tradizioni secolari di esploratori e condottieri che avevano portato e continuavano a diffondere nel mondo la civiltà italica.

La raffigurazione dell’emigrato che compare nei libri di scuola per le scuole italiane all’estero, invece, è molto diversa. Nei testi rivolti agli studenti italo-discendenti all’estero i contenuti miserabili sull’emigrazione e sull’emigrante perdente, sconfitto, straccione, non potevano essere più diffusi. Non ci si rivolgeva più ai candidati all’espatrio, ma a coloro che erano già espatriati e risiedevano all’estero, pertanto i messaggi da trasmettere sarebbero stati differenti da quelli divulgati tra i residenti in Italia: l’attaccamento alla patria e ai doveri verso di essa, primo tra tutti quello della leva militare o, in generale, di soccorso in caso di pericolo della terra natia, il mantenimento della lingua italiana – anche se sarebbe più opportuno parlare di diffusione della lingua italiana, dato l’eterogeneo patrimonio dialettale che gli espatriati portavano con sé – la rappresentazione dell’emigrato come diffusore dell’italianità e dei commerci italiani.

I libri di scuola non riuscivano a spiegare le motivazioni che spingevano gli italiani a lasciare l’Italia, le drammatiche condizioni materiali in cui versavano, il secolare sfruttamento dei contadini da parte del mondo padronale terriero. Ad essere usati come testi scolastici in Italia erano soprattutto libri di lettura che, commentati in classe, descrivevano comportamenti e valori da adottare; questi, indirizzati solo formalmente agli alunni, erano in realtà rivolti ai genitori.

L’immagine del paese che affiora, invece, è quella di un paese paternalistico, bacchettone, di una classe dirigente impaurita e arroccata nella difesa dei propri privilegi, incapace di comprendere le motivazioni che, soprattutto a partire dagli ultimi decenni dell’800 e poi per tutto il primo decennio del ‘900, hanno determinato le emigrazioni di centinaia di migliaia di famiglie italiane verso l’estero. Il paternalismo, il moralismo, i messaggi edificanti (caratteristica originaria dei nostri libri di scuola) persistono dall’Unità d’Italia sino agli anni ’60 del secolo scorso [ultimo periodo storico analizzato nel voluminoso testo di Luatti, ndr]; la situazione cambierà solo a partire dagli anni ’70 con la riforma della scuola e la denuncia forte di alcuni autori italiani, come quella di Umberto Eco ne “I pampini bugiardi” – essenzialmente rivolta ai contenuti trasmessi dai libri di scuola, tra cui quelli sull’emigrazione italiana.

Un consistente paragrafo del volume è dedicato al ruolo della Società Dante Alighieri in tema di istruzione e scuole italiane all’estero. In particolare, nel raccontare le proposte e le attività della Dante, ha menzionato l’episodio (quasi aneddotico) dell’allestimento di “piccole biblioteche” a bordo dei piroscafi per gli emigranti. Quali sono, secondo Lei, le proposte più innovative dell’epoca che la Società Dante Alighieri ha avanzato in materia di istruzione degli emigranti e degli italiani in patria?

È innanzitutto necessario riconoscere il ruolo pionieristico che la Dante ebbe su questi temi soprattutto a partire dal 1893 quando, per la prima volta, in uno dei suoi primi congressi annuali, emerge l’esigenza di dotare le scuole italiane all’estero – frequentate in prevalenza da alunni figli di connazionali – di libri di lettura scritti appositamente per loro. Mi soffermo ampiamente, nella mia ricerca, su questo ruolo di apripista della Dante, mantenuto almeno fino alla Prima guerra mondiale. Fu la Dante, ad esempio, ad avviare il dibattito su come avrebbero dovuto essere questi libri per i figli degli italiani all’estero, avanzando idee e proposte riprese per tutto il ventennio successivo da pedagogisti e dallo stesso ministero, ma soltanto in parte attuate. Fu sempre la Dante a promuovere i primi libri di lettura per le scuole italiane all’estero, e ancora dalla Dante nacque l’idea di creare un giornalino italiano per e degli alunni italiani all’estero, che avrebbe dovuto raccogliere lettere, testimonianze, domande e quesiti degli studenti appartenenti alle tante scuole italiane all’estero, in questo modo messi in comunicazione tra loro in una sorta di rete estesa e fittamente tessuta. Questa idea circolò dapprima nel comitato milanese della Dante, venne poi ripresa nel congresso a Udine del 1903 e, solo molti anni dopo, nel 1927,si realizzò nel progetto  e furono pubblicati i primi giornalini.

Mi sono imbattuto nell’argomento delle biblioteche a bordo dei piroscafi, che non costituisce specifico oggetto di studio ma si è palesato nel cammino della ricerca, in un doppio punto di vista: da una parta in rapporto al tema dell’emigrazione e dall’altra in rapporto al tema dell’istruzione. Il dibattito sui temi dell’emigrazione e dell’istruzione coinvolse molti esponenti della Dante, ne è testimonianza il ritrovamento di alcuni saggi all’interno della documentazione consultata, articoli apparsi su alcune riviste, come quelli del riformista socialista e deputato repubblicano Napoleone Colajanni e della scrittrice giornalista Cesarina Lupati. Gli emigranti, nel corso dei lunghi viaggi transoceanici, grazie alle bibliotechine di bordo, avrebbero potuto accrescere le conoscenze in merito al paese di arrivo e le proprie competenze linguistiche. Altra menzione di queste bibliotechine di bordo l’ho riscontrata negli annuali congressi della Dante e soprattutto nei periodici rendiconti della Commissione dei Libri della Dante, costituita nel 1903 e presieduta da Arturo Galanti, una figura rilevantissima rispetto a questo specifico argomento, ed è proprio grazie alle sue sistematiche relazioni ed ai suoi interventi nei congressi della Dante se oggi abbiamo così tante informazioni rispetto al ruolo chela Società ebbe nella diffusione del libro all’estero. Ho rintracciato importanti attività della Dante nelle pagine di alcune riviste, come la storica rivista della Società “Le pagine della Dante” e “Patria e colonie”, rivista edita da Vallardi sotto gli auspici della Dante Alighieri. In una relazione di Galanti del 1917 si precisò inoltre un resoconto di libri inviati all’estero dal 1905 al 1911 e da cui emerse anche il dato di ben 600 biblioteche, tra cui anche quelle di bordo, inviate nel medesimo arco temporale. Tra i volumi esportati molti erano libri scolastici, libri di lettura, libri di premio, libri di insegnamento destinati alle scuole, alle biblioteche popolari, ai comitati della Dante nei vari paesi.

Da quali fonti ha maggiormente attinto? In particolare: rispetto alla ricca documentazione archivistica della Società Dante Alighieri che tipo di materiali ha prediletto? Quali i profili più interessanti e utili da analizzare che vi ha evinto?

Per quanto riguarda la raccolta di materiali a stampa ho dovuto recuperare dall’Australia, dagli Sati Uniti, dal Canada e dall’Europa, tanti libri di cui l’Italia non dispone più le serie complete, e ciò è stato possibile anche grazie all’uso della rete internet. Talvolta ho ottenuto dalle biblioteche nazionali dei vari paesi  copie di libri mediante la scansione, richiedendone anche delle informazioni specifiche. In secondo luogo ho effettuato un significativo lavoro negli archivi, studiando e operando presso alcuni archivi pubblici e privati, in particolare presso l’Archivio Storico Diplomatico del Ministero degli Affari Esteri . Ho trascorso molti mesi a scartabellare fascicoli dei vari archivi-scuole che riguardassero l’arco temporale trattato – dalla fine dell’800 agli anni ’60 del ’900 – e il tema oggetto di studio.

In particolare, rispetto alla documentazione riguardante l’attività svolta dalla Società Dante Alighieri, ho tratto molte informazioni dalle fonti a stampa dell’epoca, dalle riviste, dagli opuscoli, dalle relazioni dei comitati locali della Dante, dagli atti dei convegni, dai libri editi e promossi dalla Dante, dalle relazioni del Galanti, dalla consultazione di resoconti annuali. Il ruolo della Dante – come dicevo prima – è importante sotto più profili, come editore scolastico, come promotore  e diffusore dei libri, come soggetto ricercatore delle migliori proposte e soluzioni in merito all’istruzione degli italiani in Italia e all’estero.

La soluzione dedotta da questo voluminoso testo è quella di una esperienza migratoria non unidirezionale, ma circolare: un’esperienza che ha come obiettivo principale l’importazione di una ricchezza soprattutto professionale ed esperienziale. Alla luce di quest’analisi storica del fenomeno migratorio italiano, quale ritiene sia l’opinione più diffusa che gli italiani di oggi hanno in merito alle odierne emigrazioni? Quale, invece, il grado di consapevolezza che potrebbero avere relativamente alle emigrazioni passate?

I risultati in merito all’opinione generalizzata e alla comprensione dei movimenti migratori non appaiono molto incoraggianti: ancora oggi vi è poca conoscenza sia dei fenomeni migratori attuali che di quelli storici. Prevalgono delle visioni stereotipizzanti e allarmistiche, semplicistiche e fuorvianti delle migrazioni: i media e la politica che costruiscono l’immaginario e le rappresentazioni non aiutano certamente a comprendere. È sufficiente leggere gli studi periodici e i dati raccolti dall’Osservatorio di Pavia per avere un’analisi dettagliata della situazione attuale. Tuttavia, nonostante il mio volume non si spinga sino alla trattazione della situazione odierna, un lettore attento potrà evincere da questo libro di storia una serie di connessioni con la contemporaneità, con quelle trasformazioni che attualmente coinvolgono l’Italia come paese di immigrazione.

Questo mio studio nasce dalla scelta di leggere la manualistica scolastica attraverso la lente dell’emigrazione, profilo tuttora poco raccontato, spinoso, che dovrebbe invece entrare nel dibattito pubblico senza alcuna strumentalizzazione, al fine di diffondere un pensiero consapevole intorno ad un’esperienza di massa che potrebbe insegnare molto al presente. Ancora oggi i libri di testo che utilizzano i nostri figli non rinunciano a leggere il fenomeno migratorio da un punto di vista ideologico e moralistico, seppur con forme e strumenti ovviamente diversi, più raffinati. Ricordiamo – a tal proposito – la denuncia uscita diversi mesi fa di un libro di testo delle scuole primarie, che raffigurava gli immigrati come pericolosi per l’ordine pubblico e la sicurezza. Mi è capitato poche settimane fa con un libro di mio figlio, che frequenta la prima media, di imbattermi nel tema dell’ immigrazione, descritto sì come un valore e una risorsa, ma non ancora spiegato nelle ragioni profonde che l’hanno determinato. Più spesso, in verità, ci si riferisce ai recenti flussi migratori e agli immigrati con il termine “clandestini”, parola diffusa che – come sappiamo – assume una certa connotazione nell’immaginario collettivo. Questo per dire che ancora oggi il tema delle migrazioni, sia in entrata che in uscita, presenta delle problematicità.

E poi si dovrebbero spendere due ultime parole sul simbolo iconico e testuale per eccellenza e ricorsivo dall’Ottocento ai giorni nostri quando entra in scena il tema migratorio e il ritorno in patria dei figli dispersi nel mondo. Ovvero le rondini, gli uccelli migratori per antonomasia,  le protagoniste assolute di tanti raccontini pretesto, rondini umanizzate ovviamente, rondini iconiche e testuali accompagnano il racconto dell’emigrazione italiana (e mondiale) nei libri di scuola e per l’infanzia di fine Ottocento ma le ritroviamo per tutto il Novecento e ancora nella odierna produzione editoriale scolastica e per ragazzi.

[Foto, Emigranti in partenza, Fondazione Paolo Cresci per la storia dell’emigrazione italiana – Lucca]

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