L’immaginazione positiva e l’etica del bene

di Daniela Di Iorio | Chiose
Condividi su

E’ arrivata alla sua undicesima edizione  l’iniziativa dell’Agis che promuove la lettura e lo spettacolo dal vivo dal nome “Libro che spettacolo” di Pier Paolo Pascali.

Il bacio, uno spettacolo teatrale diretto da Francesco Branchetti, e “Il bene e gli altri. Dante e un’etica per il nuovo millennio”, il libro dell’italianista Filippo La Porta, sono stati presentati nella sede centrale della società Dante Alighieri, lunedì 26 marzo. “La trama dello spettacolo teatrale – spiega il regista – è come un viaggio, in analogia con la Divina Commedia. L’ambientazione dove avviene l’incontro tra i due protagonisti, un uomo e una donna, è un parco dove i due dialogano e conoscono l’amore. E’ tratto dal libro omonimo del drammaturgo olandese Ger Thijs, dove trionfano le cose considerate piccole come la tenerezza, l’intimità, il sentimento positivo dell’accogliere l’altro, che è appunto l’amore. E’ uno spettacolo che sottolinea il valore dell’incontro in un’epoca nella quale la paura la fa da padrona, dove ci si trova a proprio agio davanti alla schermata di un telefonino o di un computer ma si è terrorizzati quando qualcuno si permette di rivolgerci la parola per strada. E’ un modo per riscoprire una capacità di relazionarci a un metro di distanza e non attraverso la lente deformante della piattaforma del web. E’ uno spettacolo profondamente umano”. Non è mancata la nota dolente sulla battaglia per la cultura “che è diventata difficilissima perché è come se la cultura venisse delegata esclusivamente alle scuole. Infatti il teatro è diventato di nicchia ed è un fattore distruttivo”. La nota positiva è invece che per questo spettacolo non esiste un pubblico di riferimento, giovane, adulto o agée, ma “in questo caso il pubblico è uno solo perché tutti hanno bisogno di immedesimarsi in un incontro dove vincono i sentimenti positivi” conclude Branchetti.

Sul libro che si propone di rifondare l’etica attraverso la rilettura della Divina Commedia, l’autore Filippo La Porta spiega che la sua “è un’escursione letteraria, sono italianista ma non dantista, uso Dante per approfondire diversi temi che mi stanno a cuore”. A rafforzarne la tesi è intervenuto il docente universitario di Letteratura italiana alla Sapienza, Lorenzo Geri, il quale definisce l’operazione dell’italianista “una prospettiva coraggiosa e affascinante costruita intorno a Dante. Una prospettiva che è quella dell’educazione, perché ha riflettuto su come si può insegnare l’etica in mancanza di valori,  come dare il senso di una cultura umanistica. E’ appunto lo sguardo di un padre che cerca di rieducare il figlio attraverso le categorie di buono e cattivo, reale e irreale, che l’autore attinge da Simone Weil. Un’etica profonda, data dal desiderio di osservare le cose come sono”. Il libro è strutturato in 23 piccoli capitoli, e al centro c’è la lettura dei 7 vizi capitali ed episodi riletti nella chiave del valore e dell’etica. Si inserisce in quella tradizione novecentesca del dantismo parallelo, quello dei poeti e dei saggisti come Borges ed Eliot.

L’autore si sofferma sull’importanza di distinguere i due diversi significati del termine “immaginazione” perché è su di esso che verte  il fondamento dell’etica: “L’immaginazione buona è quella dell’arte e della poesia, quella che arricchisce il mondo, la poesia non inventa la realtà però la fa fiorire perché rende il mondo più bello e vario, è uno sguardo spiazzante sul mondo. Poi c’è quella cattiva che sostituisce la realtà con una realtà immaginaria, con un mondo fantasmatico, come il caso di un mondo senza limiti e senza genitori, senza divieti, un mondo del tutto irreale”. La Porta  rilegge la Divina Commedia e Dante anche attraverso lo sguardo dei Quaderni di Simone Weil, dove il bene è dare realtà al prossimo e il male togliere realtà agli altri. “Parto da questo assunto per l’etica, ho fondato la morale in senso non moralistico, l’etica fa esistere il mondo, riconoscere il limite. La realtà è relazione con gli altri, l’etica è dare realtà al prossimo. E’ una fondazione ontologica della realtà, l’etica è un riconoscimento delle cose come sono. Al contrario, i 7 peccati capitali equivalgono al togliere la realtà, all’immaginazione negativa. Nel Purgatorio ad esempio Dante si imbatte negli invidiosi, che fa diventare ciechi, il contrappasso più terribile perché in vita hanno guardato troppo l’esistenza degli altri, l’invidioso pensa che l’altro sia più felice, il male nasce sempre dall’immaginario che pensa gli altri siano più felici. Ecco un esempio di immaginazione negativa. Al contrario, Dante quando li incontra nonostante questi non possano vederlo perché ciechi lui abbassa comunque lo sguardo per restituire un rapporto di simmetria, di reciprocità, per dare realtà al prossimo”.

Riguardo al rapporto tra la Divina Commedia e il mondo religioso, “i teologi hanno preso molto sul serio l’opera dantesca perché la considerano un appello a una conversione del cuore, a una metamorfosi. Però può considerarsi un’opera laica perché per quanto Dio sia citato 162 volte, e Dante riferisce di una esperienza mistica con Dio, non solo non lo fa parlare, ma si dipana in una trama di cause e conseguenze dove è in gioco la parte divina dell’essere umano. L’etica è dare realtà agli altri e nel contempo toglierla a sé stessi, è questa la trasformazione, è questa la conversione”, conclude l’autore.

 

 

 

Condividi su

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

quattro × 5 =