Da Erodoto a Machiavelli: il dovere di pensare la politica

di Valeria Noli | Chiose
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Condividiamo la sintesi dell’incontro culturale che si è tenuto il 16 marzo scorso nel comitato Dante di Vibo Valentia.

«Pensare la politica – scrive Alan Ryan, docente di Polical Theory a Oxford – è, sin dai tempi dei greci antichi, il tentativo di trovare un senso al vivere con gli altri, che vada oltre la soddisfazione dei nostri bisogni immediati, o dei capricci che inseguiamo quando le esigenze primarie sono state saziate

I grandi pensatori politici del passato, in quest’ottica, ci parlano come contemporanei: le Storie  di Erodoto, l’orazione funebre di Pericle, la Repubblica  di Platone così come Aristotele, Cicerone, Dante e Machiavelli possono ancora suggerire valide risposte agli interrogativi e ai problemi della nostra vita quotidiana.

È possibile, quindi, con l’aiuto dei testi antichi, rintracciare un ideale percorso di teoria politica, un lungo  e interessante dibattito sui concetti di giustizia  e di educazione civica. Il padre della storiografia greca è considerato Erodoto che, nelle sue Storie, racconta come la politica sia stata, per i greci, una conquista grazie alla progressiva consapevolezza dell’importanza di una Legge a cui tutti i cittadini devono obbedire. Memorabili, a questo proposito, sono le parole che Tucidide mette in bocca a Pericle nell’orazione funebre alla fine del primo anno di guerra:

Abbiamo una costituzione che non copia le leggi dei vicini… e poiché essa è retta in modo che i diritti civili spettino non a poche persone, ma alla maggioranza, essa è chiamata “democrazia”.

Platone e i politici

Nella Grecia classica la maggior parte dei racconti sulla storia del pensiero politico iniziano con Platone che, nelle opere più propriamente politiche, il Gorgia  e la Repubblica, si sofferma sul tema dell’ignoranza dei politici. Platone era convinto che la vita civile non può funzionare finché i re non saranno filosofi o i filosofi re, poiché la conoscenza è la radice della salvezza e l’ignoranza la radice della perdizione. Nel mondo romano, altresì, gli scritti di Cicerone formano alcune tra le più importanti risorse storiche per comprendere il sistema legale e politico di Roma antica. Cicerone solleva domande ancora attuali: come riuscire a distinguere giustizia e benevolenza? Qual è la forma ideale di governo? Come conciliare otium e negotium ?

Nell’analisi storica del pensiero politico non può mancare il celebre trattato di Dante Alighieri, il De Monarchia, in cui si afferma che

lo scopo della vita sociale è quello di permettere alla specie umana di manifestare le perfezioni propriamente umane: vivere secondo la ragione e orientarsi tramite la legge morale.

Machiavelli, autore “politico” per eccellenza

Lo scrittore politico per eccellenza della letteratura italiana  è Niccolò Machiavelli, l’autore del Principe, trattato lucido e realistico sulla necessità di distinguere tra una perspicace valutazione di come gli uomini sono davvero e lo sproloquio moraleggiante su come avrebbero dovuto essere. Secondo Machiavelli, senza una buona leadership e un buon allenamento, l’uomo comune è vile e incompetente. Le teorie politiche del mondo antico potrebbero essere ancora approfondite, ma l’argomento è talmente vasto da impedire una sintesi veloce ed efficace. Rimandando ad altre occasioni e incontri culturali un’ulteriore analisi del tema, concludiamo lasciando ancora una volta la parola ai classici e, in particolare, a Cicerone che, nel Somnuium Scipionis, si concede momenti di grande altezza poetica, regalandoci la possibilità di coniugare immanenza e trascendenza:

Mi accorgo che tu ti volgi tuttora a guardare la terra, sede e dimora degli uomini. Se a te sembra così piccola, come realmente è, tieni sempre gli occhi rivolti alle bellezze del cielo e non dare troppa importanza alle cose terrene.

Testo a cura di Eleonora Accorinti

Immagine: Ambrogio LorenzettiAllegoria del Buon Governo, 1338-1339, Sala della Pace, Palazzo Pubblico, Siena

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