Linguaggio politico e partecipazione: dalla militanza all’attivismo

di Valerio De Luca | La fabbrica delle parole
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La partecipazione alla vita politica, nell’Italia repubblicana, ha seguito un percorso non molto diverso da quello conosciuto da leader e altri personaggi politici. Fino a una trentina di anni fa, per mantenere in vita un partito, era indispensabile che i suoi militanti diffondessero le sue idee nelle città e nelle campagne e coinvolgessero la popolazione in manifestazioni e comizi. La partecipazione dei cittadini alla vita politica nel nostro paese non è scomparsa ma ha assunto forme particolari (sempre più lontane da quelle della militanza tradizionale), coinvolgendo sempre di più attori sociali diversi dagli iscritti ai partiti politici, provenienti dal mondo del volontariato e dell’associazionismo (e non di rado anche da quello dell’impresa), con inevitabili ricadute linguistiche e più generalmente comunicative.

Ne abbiamo parlato giovedì 15 marzo a Palazzo Firenze, all’interno della serie di incontri “LINGUE E LINGUAGGI DELLA POLITICA” (a cura di Massimo Arcangeli), con Michele Sorice (Università LUISS Guido Carli), Vincenzo Vita (giornalista e politico), Francesco Marchianò (Sapienza Università di Roma)e Antonio Nicita (commissario Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni).

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