La felicità nella cultura

di Daniela Di Iorio | Ficcanaso
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È stata presentata martedì la nona edizione del Festival Libri Come Festa del Libro e della Lettura, alla presenza del Presidente della Fondazione Musica per Roma Aurelio Regina, dell’Amministratore Delegato José R. Dosal e del curatore Marino Sinibaldi. La manifestazione, che partirà giovedì 15 marzo e durerà fino a domenica 18 marzo, porterà a Roma libri, autori, editori, lettori, in una grande Festa del Libro e della Lettura che per quattro giorni invaderà gli spazi e le sale dell’Auditorium Parco della Musica. Curata da Marino Sinibaldi, Michele De Mieri e Rosa Polacco, e prodotta da Fondazione Musica per Roma, il tema di quest’anno sarà Felicità. “La diversità delle sale dell’Auditorium, che non vuole segnare nessun ordine gerarchico, aiuta a ospitare momenti e autori diversi, per genere, età, fama, lingua. È un modo per sottolineare ancora una volta come i libri e la lettura siano un’esperienza ricca, complessa, plurale appunto, che mette in gioco sentimenti diversi”, scrive nel comunicato dell’evento il curatore del Festival Libri Come e Direttore di Radio 3 Marino Sinibaldi.

Raggiunto telefonicamente dalla nostra redazione, Sinibaldi ha risposto ad alcune delle nostre domande.

Perché quest’anno il tema della felicità?

“Perché felicità ci sembrava una parola capace di suscitare molte domande e qualche risposta, è una festa fatta di presentazioni, dibattiti, confronti, spettacoli, è fatta di eventi molto diversi perché vogliono  rappresentare il modo diverso di leggere, di fare la lettura, per dare  alla lettura tutte le possibilità che ha nella nostra pratica, è un elemento di conoscenza, divertimento, condivisone, e la felicità è la parola intorno a cui misurarsi, parola strana, necessaria, difficile da definire e capace di raccogliere tante voci. Il punto è che vorremmo capire se la felicità è possibile oggi e che esperienza di felicità rappresentano la scrittura, la lettura, la cultura. Abbiamo bisogno della felicità, ma in quali condizioni, con quali attese e atteggiamenti? Sono le domande che affolleranno le giornate della Festa. Che rapporto c’è tra felicità privata e felicità (o infelicità) pubblica? Che strumenti personali e collettivi abbiamo per esercitare almeno il diritto alla ricerca della felicità? Ci possono aiutare davvero la riflessione filosofica e la pratica letteraria? Siamo noi per primi curiosi di capire quali risposte daranno i nostri ospiti: scrittori e scrittrici tra i più interessanti delle ultime stagioni ma anche saggisti, filosofi, pensatori, giornalisti. La sfida di questa parola chiave è infatti la più affascinante ma anche la più rischiosa tra quelle che abbiamo proposto in questi anni. Vogliamo provare a creare, nei giorni della Festa del Libro e della Lettura, uno spazio nel quale si possano fare – come in ogni festa che si rispetti – esperienze felici, stimolanti e anche divertenti: incontri, scoperte, sorprese, connessioni. Ma insieme si rifletta su cosa queste esperienze significhino: perché non rappresentino solo parentesi giocose e ci diano, invece, pensieri e strumenti nuovi, ci arricchiscano e dunque un po’, felicemente, ci trasformino” (la seconda parte della risposta è stata integrata con una parte di dichiarazione presente nel comunicato).

 Riguardo alla scelta di ricordare il ’68, come e perché?

“Si pensa ci sia un po’ di rischio in questo ricordo del ’68 legato alla necessità del cinquantenario come fosse solo appannaggio delle generazioni che l’hanno fatto, distante come  una guerra lontana, come gli stessi anni che intercorrono dalla prima guerra mondiale, il 1918 e il 1968, ma noi noi vogliamo dare del ’68 una idea più aperta (perché ha cambiato molte cose, anche l’esperienza di me che avevo 14 anni fu stravolta da quella esperienza più grande), salvando almeno un aspetto del ’68, promessa della felicità che si è realizzata in ciascuno di noi individualmente in parte. Molte cose sono cambiate dopo quella data. Ne do assolutamente un giudizio positivo, per quanto sia disposto ovviamente ad ascoltare e condividere chi può averne un giudizio diverso”.

Vi occuperete anche di scuola?

 “C’è sempre stata in ogni edizione l’attenzione per le scuole perché per noi è molto importante fare di questo spazio uno spazio della città, la scuola è un luogo fondamentale, una festa della lettura sarebbe impossibile senza coinvolgere gli studenti ai quali si insegna la lettura. “Libri Come” rinnova il suo impegno con le scuole medie e superiori proponendo quattro incontri incentrati su temi di attualità e cultura: l’ormai tradizionale Lezione di giornalismo, affidata quest’anno alla redazione di Repubblica.it, primo sito italiano, che mostrerà in tempo reale come si fa il giornale online, il viaggio nei classici della letteratura condotto dallo scrittore Paolo Di Paolo e dal giornalista Enrico Franceschini, la lezione di punteggiatura curata dalla linguista e sceneggiatrice Francesca Serafini e l’incontro con lo scrittore Eraldo Affinati sul rapporto tra libertà e educazione”.

Ci sarà un progetto sulle migrazioni per una nuova narrazione del fenomeno migratorio dal nome “La frontiera”.

“E’ il progetto sulle migrazioni di Alessandro Leogrande e Elena Stancanelli. Vogliamo ripensare il fenomeno migratorio, ridefinirlo, per aggirare le descrizioni approssimative che lo riguardano, per arricchirci tutti e combattere meglio le paure che il fenomeno può  suscitare”.

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