Ancora Mozart

di Redazione | Ficcanaso
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Ed ancora l’Opera. Questo il motivo ed il modo con cui il Maestro Simone Toni ha introdotto l’amico Fornasetti e la serata. Il 6 Marzo, a Palazzo Altemps, Barnaba Fornasetti, designer e decoratore, ed il maestro di concerto Simone Toni hanno voluto celebrare l’opera classica di Mozart. Accompagnati dall’esecuzione di alcuni estratti del Don Giovanni eseguiti dalla soprano Raffaella Milanesi e Roberta Ferrari, che per l’occasione accompagnava con un fortepiano, la serata è stata un omaggio alla Musica Lirica, forma d’arte dimenticata e resa impraticabile a causa di sindacati, burocrazie e dall’assenza di orchestre fisse nei teatri. “Mancano persino le sovvenzioni! Oramai le danno soltanto alle orchestre con più di 40 elementi!”, è stato il commento del  direttore d’orchestra.

Fornasetti descrive la serata come un sogno, un’opportunità per rievocare insieme quella forma d’arte che riuniva tanti generi di persone. Per farlo rievoca quando per la prima del Don Giovanni, quella sera del 1787 a Praga, tanta gente accalcata rimaneva in piedi per assistere all’opera di quel “piccolo uomo stanco” che “ubriaco, perché rimasto sveglio tutta la notte per finire di scrivere le musiche”, per la seconda volta, dopo le Nozze di Figaro, metteva in discussione i pregiudizi della sua epoca. L’Opera, come l’arte in generale, serviva a scuotere gli animi delle persone e risvegliarle dal torpore della routine giornaliera, iconizzando poeticamente, attraverso la musica lirica ed il balletto, le consuetudini e gli sforzi assurdi a cui le abitudine dei costumi costringevano i loro attori.

La stessa Raffaella Milanesi, prima di iniziare a cantare, introduce il Don Giovanni di Mozart come in preparazione alla giornata della donna, perché in esso vengono kirkegaardianamente riassunti i ruoli della donna nelle tre figure femminili che, tra le altre, finiscono fra le grinfie del Seduttore. Elvira, immagine della fragilità femminile tradita, donna Anna, “forse la più folle perché ha appena perso il padre e l’amore del futuro marito” e Zerlina, briccona e malandrina, immagine dell’innocenza sedotta, rispettivamente rappresentano le uniche tre possibilità per una donna del XVIII sec.: la donna etica, Elvira, che si fa maltrattare perché convinta di essere in una missione salvifica, la donna religiosa e devota, Anna, che aspetta che il destino le riconosca giustizia, e la donna estetica, Zerlina, che sta al gioco e vuole divertirsi.

Oggi, invece, come lamenta il Maestro Toni, risvegliare gli animi è compito dei cantanti rock, con la non trascurabile differenza che questi stanno distanti, in alto, sul palco, mentre all’Opera i musicisti vibravano insieme al pubblico stando sotto accanto a loro, guardandoli negli occhi.

La musica è cambiata, ma non è finita. Forse l’Opera ci viene rappresentata ancora, ogni giorno più vicina che mai, al di là degli smartphone e del modo di pensare il mondo. Forse l’Opera è la vita reale che ci dimostra come le persone siano ancora incastonate in quelle tre modalità dell’essere?

Vasco Bolasco
(musicista e compositore)

Foto Mozart
Teatrino Palazzo Altemps, Don Giovanni, Mozart
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