Com’è cambiato il linguaggio narrativo nei media?

di Daniela Di Iorio | Ficcanaso
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È giunto alla sua quarta edizione il libro Leggere per scrivere, di Pergentina Pedaccini Floris e Patrizia Cotroneo Trombetta per  L’Editore Centro Di Documentazione Giornalistica. Studiosa di letteratura e problemi del linguaggio la Floris, e di scrittura creativa la Cotroneo, il manuale si rivela una preziosa guida di analisi dei testi, di lettura attiva e creativa, esercizio utile per chi avesse nel cassetto  una biografia, un romanzo, una sceneggiatura, o un programma Tv, da scrivere. “Le grammatiche devono trascrivere le regole della lingua che cambia e non dettare le regole – spiega la Professoressa Floris -.  Insegno una scrittura creativa, quella che ti spinge a scrivere testi d’arte. Platone diceva che abbiamo un daimon dentro. Ma non basta il demone interiore, bisogna anche imparare la tecnica, lavorare. Anche il poeta è uno che lavora tanto prima di pubblicare. Certo è che il poeta sa vedere le cose in modo diverso: Leopardi scrive l’Infinito perché sa vedere oltre la siepe, però ci ha messo anni per scrivere le sue poesie”. Per quanto riguarda l’utente, a cui è destinato il libro, è il giovane che va a scuola, l’insegnante, il giovane che vuole scrivere, ma anche lo scrittore professionista che scrive già istintivamente. “La narratologia è sempre esistita – specifica l’autrice – vedi Manzoni che sapeva di dover seguire una certa variazione. Noi adesso usiamo dire la tecnica dell’alternanza e storie inserite ad incastro, ma sono tecniche sempre esistite. Insegniamo ad analizzare le strutture dei testi.  Lo possiamo applicare anche al cinema, infatti notiamo che non solo la velocità del romanzo è cambiata ma anche quella del film”.

Riguardo alla lettura, la Cotroneo la definisce “un processo attivo perché quando si legge si crea nella mente un’immagine, un personaggio. Bisogna saper giocare con le parole. Diventare dei lettori più attivi degli altri”. E, sulla scrittura, l’autrice spiega che questa ha sia “un aspetto terapeutico perché attiva i processi creativi della mente, sia un aspetto ludico partendo da sé stessi. E’ una mimesi della realtà in quanto metteremo quello che è il nostro vissuto, è una sorta di viaggio dentro sé stessi. La scrittura autobiografica in particolare può avere un effetto terapeutico vero e proprio, dando una nuova lettura della nostra storia”. Per le autrici, la scrittura è una creazione. Lo scrittore deve avere per prima cosa una visione del mondo, si fa riferimento alla scrittura alta come il caso di Kafka e Dostoevskij che si sono dedicati all’esplorazione dell’animo umano.

“In questo libro di mia madre – è l’intervento del giornalista Giovanni Floris – ritrovo un approccio all’analisi strutturale di tutto. Quando nel libro c’è scritto  che Leopardi ci ha messo anni, è tutto là. Chiunque può far bene un romanzo, però al contempo è qualcosa di lontano dalla portata di tutti. Questo libro sfata entrambi i miti perché se si studia si può scrivere. Questo manuale rinfranca perché se ti metti a lavorare puoi fare quello che vuoi attraverso la lettura attiva e  l’analisi delle strutture. Analizzate ad esempio la struttura narrativa delle nostre interviste politiche: è sempre la stessa. Il mio programma è analogo alla serie strutturale delle fiction Tv”. Per quanto riguarda l’analogia tra un romanzo e la struttura di un dibattito politico, il noto conduttore televisivo risponde che la prima analogia è nel confronto con la realtà, nella  struttura del tempo, e spiega la differenza di struttura tra i due programmi principali che ha condotto: Ballarò e Di martedì. “Quanto sia uguale alla struttura del romanzo non so, quello che posso affermare con certezza è che sicuramente quella attuale è una struttura capovolta, spezzettata rispetto a quella che era 4 anni fa. In 4 anni il cambiamento politico e culturale del Paese si è rispecchiato anche nel racconto della politica. Il racconto è completamente differente, il protagonista ad esempio è cambiato, non c’è più il buono. Mentre quando guardavi Ballarò facevi il tifo per uno, ora il tifo è tutto contro, a prescindere da chi sia quello che parla, perché non ti piace mai per il solo fatto che ha la parola. La realtà con cui ci si confronta cambia continuamente, di conseguenza la struttura del racconto cambia continuamente. A Ballarò il principe della serata era colui che faceva un intervento lungo e coinvolgente, ora a Di martedì i riflettori sono puntati sulle frasi  brevi perché probabilmente c’è anche stata una sostituzione del pubblico, le nuove generazioni sono abituate a un linguaggio veloce e breve. Questa è l’era del messaggio che attiva tutti i sensi, non solo quello razionale”.

Anche Filippo Nanni di Rainews 24 riscontra e rimarca il cambiamento di linguaggio nei media. “Ogni mezzo ha un tipo di struttura diversa, la scrittura va quindi commisurata ai diversi mezzi. Ora però le cose sono cambiate perché bisogna saper fare tutto”. Poi pone l’accento su quanto il libro sveli anche i segreti del mestiere di giornalista: “È un libro che amplia l’orizzonte, è un libro di  consultazione che ho letto molto volentieri. L’importanza del dettaglio ad esempio, l’intervista che svela segreti importanti. Quindi  è utile anche per chi vuole fare il giornalista. Non solo, anche a chi lo è già e volesse scrivere un libro perché il servizio giornalistico è sempre una storia, motivo per cui anche ai cronisti viene voglia di scrivere una bella storia a furia di scrivere storie”.

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