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Apocrifo Dantesco Anacronistico: il 12 marzo le premiazioni

di Valeria Noli | Ficcanaso
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Il concorso Apocrifo Dantesco Anacronistico, rivolto alle scuole superiori italiane, ha i suoi vincitori anche quest’anno. La premiazione si svolgerà il prossimo 12 marzo presso il Liceo San Gregorio Magno di Sant’Ilario d’Enza. L’ideatore del concorso, Matteo De Benedittis, comunica la premiazione nel suo blog, annunciando gli “apocrifi” danteschi vincitori.

Chi ha vinto l’edizione di quest’anno? Il primo premio infernale va a Giacomo Giomi con il lavoro Totò Riina alla giuria di Minosse. Qui, tra l’altro, si citano alcune tragiche stragi di mafia. Allo stesso modo, vince il primo premio infernale il “classico” Polifemo nel V cerchio dell’Inferno di Claudia Lo Cascio. Ermengarda nella cornice dei lussuriosi, di Giovanni Viola, si aggiudica invece il primo posto tra gli apocrifi “purgatoriali”.

Riceve infine una menzione di merito «per la perfezione formale, la ricchezza contenutistica e l’originalità delle scelte» l’apocrifo dantesco di Davide Rigoni: Kant fra i consiglieri fraudolenti. Per informazioni, aggiornamenti, orari della premiazione vi invitiamo a consultare la pagina Facebook del progetto.

Totò Riina alla giuria di Minosse

Vince il primo premio infernale – parimerito – l’Apocrifo di Giacomo Giomi, del Liceo Scientifico “E. Fermi”, Cecina (LI), IV sez. D

O tu che scendi al doloroso ospizio,
anima trista e malidetta in terra,
omai sprofonda a l’etterno supplizio!

Giustizia supra te il suo pugno serra
di lui che in vita desti per tuo duce                            5
che mai seguisti, ché facesti guerra

ai frati di quell’isola, gran luce
di quel di Federigo, da te omai
resa dolente; tutto ciò produce

lo malo affar, ch’è Cosa Nostra, sai,                           10
che te già duca scelse, gran bastardo,
che da cent’anni e più effonde li rai.

Polifemo nel V cerchio dell’Inferno

Vince il primo premio infernale – parimerito – l’Apocrifo di Claudia Lo Cascio, I.I.S.S. Francesco Crispi (AG), III liceo Linguistico

Sicché penitenti già condannati
e ch’en la lor vita furon violenti
or periscon de li stessi peccati.

Tra di lor percossi sì tumescenti
in etterno scontan le giuste pene  (5)
da sferze partite d’infiniti enti.

Immersi nel fango che li contiene
oltre a le genti che qua visser di ira
chi vil accidia preferì al bene.

Così vid’io colui che delira,  (10)
sovente, lo sperduto mio sguardo
così cattura pertan che mi mira…

Ermengarda nella cornice dei lussuriosi

Vince il premio purgatoriale 2017 Giovanni Viola, ISISS-Liceo Classico “G. Falcone” (EN)

Poscia ch’il priego lo padre concluso
e pel focoso viale moso ‘l piede
ebbe¹, di nova cura gran perfuso

fui per quell’alma ch’etterna mercede
‘n cor attendendo ver’ noi s’appressava.  (5)

Ella mi disse: «Or tu se’ l’erede
d’inclito mastro che versi intonava
dolci, d’amore; questo dianzi intesi:

ben che d’umana carne ‘l corpo grava
quasi purgasti lo spirto dai pesi  (10)
ché Dio, Signore nostro, sì dispose».

«Alma, chi foste ‘n vita?» quindi chiesi.

Immagine: Wikipedia (pubblico dominio)

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