I segreti dell’Enigmistica nel libro di Ennio Peres

di Daniela Di Iorio | Ficcanaso
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È uscito, per Carocci Editore, Corso di enigmistica. Le tecniche e i segreti per ideare e risolvere rebus, anagrammi, cruciverba e altri giochi di parole, dell’enigmista Ennio Peres, uno dei più autorevoli esperti di giochi della mente in Italia. L’ex professore di informatica e matematica ha anche avuto il merito di ideare il Cruciverba più difficile del Mondo.

Quando è nata la sua passione per le parole incrociate?

Il mio interesse per le parole incrociate in particolare, e per l’Enigmistica in generale, è nato intorno ai 7-8 anni. Un mio zio, al quale ero molto affezionato, aveva avuto come compagno di prigionia in Germania, Corrado Tedeschi, l’editore della Nuova Enigmistica Tascabile, e aveva stretto con lui una profonda amicizia. Tornato in libertà, per un comprensibile sentimento di stima e simpatia, acquistava settimanalmente il suo periodico, che proponeva giochi molto semplici, alla portata di tutti; quindi, anche mia. E il divertimento e la soddisfazione che provavo, ogni volta che riuscivo a risolverne correttamente uno, mi inducevano una forte motivazione a continuare a cimentarmi.

Come le è venuta in mente la balzana idea di mettere a punto il Cruciverba più difficile del Mondo?

Non è venuta a me, ma al giornalista, Claudio Fracassi. Nel 1988 mi, chiese di provare a realizzare un tipo di cruciverba estremamente ermetico, di quasi impossibile soluzione, che fosse in grado di creare un certo scalpore, da pubblicare in  un settimanale di nuova concezione, che avrebbe visto la luce qualche mese dopo, con il nome di Avvenimenti.  Con il pretenzioso titolo de Il Cruciverba più difficile del Mondo (coniato dallo stesso Fracassi), il prototipo che riuscii a mettere a punto venne pubblicato nel numero zero di quella rivista (il 12 novembre 1988) e riproposto nel primo numero (il 1° marzo 1989). L’obiettivo di suscitare clamore fu centrato in pieno, in quanto la redazione venne sommersa da una valanga di lettere e di telefonate che contestavano vivacemente la decisione di proporre un gioco così astruso. Per fortuna, arrivò anche una soluzione completamente esatta e ciò dimostrò che, pur se difficilissimo, quel cruciverba era potenzialmente risolvibile. Purtroppo, un gioco del genere, inserito in una rivista non specializzata, era soggetto a una serie di fastidiosi refusi che, immancabilmente, generavano proteste e reclami da parte dei lettori. Quindi, verso la metà del 1990, mi rassegnai a non pubblicarlo più. Nella primavera del 1994, però, la Dott.ssa Rosanna Vano, mi propose di ideare un gioco che avesse potuto coinvolgere attivamente i numerosi frequentatori della manifestazione estiva, Invito alla Lettura, da lei organizzata a Roma, nei Giardini di Castel Sant’Angelo. Così, mi balenò in mente l’idea di mettere a punto una nuova versione del Cruciverba più difficile del Mondo, ancora più ostica delle precedenti, e di bandire una gara aperta a tutti, per la sua risoluzione. La competizione impegnò per circa due mesi un elevato numero di accaniti partecipanti.  Il più che lusinghiero favore incontrato dall’iniziativa convinse la Dott.ssa Vano a ripetere l’esperienza anche nel 1995. E da allora, tutti gli anni, immancabilmente in estate, sforno una nuova edizione di questo gioco.

E la sua passione per i giochi matematici, quando è nata?

Ancora, intorno agli 8 anni. Fin da piccolo, ero stato sempre molto  attratto Ennio Peres Enigmisticadagli spettacoli di magia. Non li seguivo in televisione (anche perché la televisione, allora in Italia, ancora non c’era), ma durante gli spettacoli di varietà che, in quegli anni, venivano rappresentati in alcune sale cinematografiche, tra due successive proiezioni del film in programma. Per assecondare questa mia passione,  i miei genitori mi regalarono una scatola di giochi di prestigio, rendendomi estremamente felice. Venni attratto soprattutto dai trucchi di tipo matematico, perché non richiedevano particolari abilità manuali. La loro presentazione veniva sistematicamente accompagnata dalla dicitura: «Questo gioco è basato su un principio matematico e, quindi, funziona sicuramente, purché i calcoli siano eseguiti correttamente». Ero molto contrariato, però, dal fatto che, immancabilmente, il principio in questione non venisse mai spiegato. Quindi, mi rassegnai a ricavare da solo i ragionamenti su cui si  basavano quei giochi, instaurando in questo modo un rapporto personale con la Matematica, parallelo a quello impostomi dai programmi scolastici.

Ha smesso di fare il professore per dedicarsi interamente all’Enigmistica?

Non ho smesso di fare il professore, a cuor leggero. Fin da quando mi ero iscritto all’Università, avevo sempre pensato di intraprendere la carriera dell’insegnamento. Poi, in concreto, per poter soddisfare questa mia aspirazione, arrivai a lasciare un impiego aziendale, molto ben retribuito, che mi era stato offerto, appena laureato. Per circa 12 anni (dal 1978 al 1989) ho avuto modo di insegnare Informatica, presso un istituto sperimentale, utilizzando un mio personale metodo didattico, che  faceva ricorso al gioco in maniera pressoché totale. Prima ancora di cominciare a fornire ai miei alunni delle indicazioni prettamente nozionistiche, cercavo, attraverso una serie di stimolanti enigmi logici e matematici, di indurre in loro il piacere di saper padroneggiare le proprie capacità intellettive (concentrazione, organizzazione mentale, memoria, logica induttiva, logica deduttiva, ecc.). Quando, però, il Ministero della Pubblica Istruzione cominciò a modificare sensibilmente la normativa sulla sperimentazione, non trovai più adeguati spazi di manovra e, con molto dispiacere, presi la decisione di ritirarmi dall’insegnamento scolastico. Siccome, in quel periodo, la mia attività di autore di giochi, nata per hobby, cominciava ad avere anche dei risvolti professionali, ho potuto compiere una scelta del genere, senza correre troppi rischi sul piano economico.

Con questo nuovo libro vuole incoraggiare coloro che non si sono ancora avvicinati al gioco che stimola il ragionamento o è per gli “esperti”?

No, questo mio nuovo libro non è rivolto solo agli esperti. Anzi, si prefigge principalmente lo scopo di  fornire ai neofiti gli strumenti basilari per acquistare confidenza con i più significativi giochi linguistici, non solo per riuscire a effettuarli con disinvoltura, ma anche, e soprattutto, per imparare a idearli (il gioco più bello è quello di inventare giochi…). Un tale genere di competenze può fornire molte soddisfazioni a livello personale, ma anche sul piano professionale, offrendo diverse occasioni lavorative, in particolare collaborando con giornali, radio, televisioni e case costruttrici di giochi.

Imparare i segreti e le tecniche dei giochi di parole può essere utile anche per conoscere meglio la lingua italiana?

Sicuramente. Per potersi cimentare correttamente con questo genere di giochi, è necessario conoscere, non solo le loro regole, ma anche e soprattutto quelle grammaticali, sintattiche e ortografiche. Tanto per fare un esempio, non è possibile elaborare  un rebus del genere: «chef A; I tabbacchi = che fai, t’abbacchi?». Perché «tabacchi» si scrive con una sola «b»…

Foto in CC di  Fabrizio Cossu e SISSA

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