La corsara. Ritratto di Natalia Ginzburg

di Daniela Di Iorio | Ficcanaso
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È uscito pochi giorni fa il primo libro-ritratto sulla vita della scrittrice Natalia Ginzburg, La corsara, in omaggio alla sua capacità di combattere, di affermare le sue opinioni in modo che andassero incontro a più persone possibili. Vissuta in un’epoca in cui il potere editoriale era negato alle donne, la Ginzburg era l’unica donna a ritrovarsi il mercoledì pomeriggio, intorno al tavolo ovale della società editrice Einaudi, a dettare la linea editoriale insieme agli altri intellettuali.  L’autrice Sandra Petrignani, che l’ha conosciuta personalmente, ha ritenuto che bisognasse rendere onore a quella che è stata una grande scrittrice italiana: “L’ho scritto perché mi sembrava ci fosse un grande buco, un’assenza.  Mi sono chiesta come mai una delle più grandi scrittrici italiane è per tutti solo l’autrice di Lessico famigliare. Trovavo ignobile che non si desse a lei il merito che le si deve nella storiografia culturale. Il sasso è stato lanciato e ho notato che è stato raccolto con successo dal mondo culturale, il che significa che era conosciuta e nota, anche se non se ne parlava perché lei per carattere era dimessa e non si metteva al centro.  Diceva di non sapere le lingue e le sapeva, diceva di non sapere la politica e la faceva con fede e passione. Il suo ultimo libro, infatti,  Serena Cruz, sulle vicissitudini di una bambina adottata passata di famiglia in famiglia, è una campagna per la difesa delle ragioni del cuore contro la legge.  La Ginzburg ha dimostrato così sino alla fine il coraggio di difendere  quello in cui credeva sino a mettersi contro i suoi stessi amici esperti di giurisprudenza, tra cui Norberto Bobbio.  Inoltre c’è qualcosa di profondo nella biografia di Natalia che la porta a difendere i bambini,  e un lettore attento penso possa cogliere le sfumature”.

Insieme all’autrice, hanno presentato il libro gli scrittori Lidia Ravera e Paolo Mauri. Per la Ravera si tratta di un libro piuttosto straordinario: “La corsara è il risultato di un lavoro straordinario di Sandra iniziato parecchio tempo fa. C’è la storia grande e poi la storia di Natalia. C’è la guerra, il nazismo, il confine, la pace, il dopoguerra, la casa editrice Einaudi, una storia in cui gli intellettuali si conoscevano tutti, erano amici con una missione, una realtà che non si ripeterà mai purtroppo, motivo per cui li invidio. Lei era una donna ossimora, austera e appassionata, forte e malinconica, ha incassato molti colpi feroci raccontati con delicatezza di descrizione da parte dell’autrice.  E’ stata una donna capace di rilanciare sempre, appoggiandosi a quella straordinaria protesi multitasking che è la scrittura, che ti fa ricominciare a vivere e volare. Era una donna generosa di sé, si prendeva a cuore l’intelligenza degli altri e non è da tutti perché anche gli scrittori possono essere taccagni. Era una donna femminile, scrittrice, intellettuale e madre. Se n’è fregata del problema che si poneva Simone de Beauvoir se fare figli o libri, infatti ebbe cinque figli e scrisse sino alla fine. Era urgente scrivere di Natalia, c’era una carenza di comprensione critica su di lei. Accetta anche un incarico politico e con coerenza mantenendo intatta la sua voce senza scimmiottare il linguaggio lessicale e dei politici e usandone uno suo.  Anche Sandra, come Natalia, sente la grandezza degli altri. E’ il libro di una donna e scrittrice che sa ammirare, un sentimento quasi mai praticato da nessuno in questo Paese dove godono di rispetto totale solo i morti”.

Per il critico letterario e storico della letteratura Paolo Mauri, l’unico padre amorevole di Natalia era stato il marito Leone Ginzburg il quale le aveva fatto una raccomandazione di cui fece tesoro per tutta la vita: “Scrivi, fai qualcosa per gli altri, sii coraggiosa e lavora”. Anche secondo Mauri “per quanto sia diventata un personaggio conosciuto, però Natalia era e rimaneva un personaggio segreto. Questo ha fatto muovere Sandra a snidarla, a parlare di lei, a ripercorrere la sua vita, iniziando ad andare nei luoghi dove abitava. La casa di Torino e quella di Einaudi, e la casa in Abruzzo dove era stato confinato Leone, e lei lo aveva seguito.  La sua era stata una vita di molti dolori, in quanto non solo perse il marito ma anche un figlio ed ebbe una figlia malata cui dovette sempre stare accanto. Nonostante ciò aveva coraggio per tutti, grazie a quella raccomandazione-lezione del marito che Natalia si portò avanti per tutta la vita, lavorando non solo per sé ma anche per gli altri, e lo faceva senza farsi scoprire. Lessico famigliare è la storia di una  bambina sovrastata dalle voci degli altri e che aveva bisogno di dire la sua. L’autrice ha dunque  aggiunto un capitolo importante a quello che è un vero romanzo che si sta scrivendo sulla casa editrice Einaudi. La Ginzburg non aveva ancora avuto un riflettore su quello che stava facendo per questa casa editrice”.

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