Latino, lingua del futuro:, la rivincita degli umanisti

di Valeria Noli | Chiose
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CUSL

Latino e certificazione: la fortuna della lingua di Tacito e Cicerone aumenta: non è solo una questione di cultura. Si tratta di una competenza sempre più spendibile nel mondo del lavoro. Apprezzata anche da chi assume, con una nuova visione dei processi educativi.

La possiamo forse dire “integrata”, o neo-umanistica. Certo, sono sempre di più gli studenti che si iscrivono ai test di competenza in lingua latina concepiti dalla Consulta Universitaria degli Stuti latini (CUSL). Lo schema e l’esempio lo offrono quelli delle lingue contemporanee. Il modello è in via di sperimentazione in molte regioni d’Italia (delle materie classiche nel modo della scuola parliamo anche qui).

Il nuovo prestigio del latino

Da alcuni anni le discipline umanistiche riconquistano prestigio nei contesti professionali. Eppure, nel mese di settembre 2017, una nota OCSE aveva indicato un eccessivo numero di laureati umanistici nel nostro Paese. Anche libri recenti (tra cui Claudio Giunta, E se non fosse la buona battaglia? Sul futuro dell’istruzione umanistica, Il Mulino, 2017) evidenziano una tendenza italiana: studiare materie letterarie però leggere poco. Sembra una “chiusura” alla realtà, resta comunque un segnale da interpretare e comprendere.

Un’altra prospettiva è invece quella delle proiezioni dell’Osservatorio Expotraining (“Il lavoro in Italia nel 2027”) sul mercato del lavoro. Le ha pubblicate sul Sole 24 Ore  e dicono che, su 500 manager d’imprese di diverse dimensioni, almeno il 24% sarebbero propensi ad assumere laureati in materie umanistiche. Anche per adibirli a mansioni non meramente culturali, sembrerebbe, con una tendenza è proiettata sui prossimi 10 anni.

Per ora, comunque, gli amanti del latino possono essere ottimisti: i test curati da CUSL, che funziona anche da ente certificatore. I test si svolgono sulla base di accordi con gli uffici scolastici regionali, e offrono crediti già spendibili nel mondo universitario. Forse, presto, saranno anche un valore nel curriculum.

CUSL sta lavorando intanto al progetto di un test nazionale di competenza, su quattro livelli. Chi assume sembra in effetti apprezzare la capacità dei latinisti di risolvere problemi attraverso la logica.

Questa capacità finora l’abbiamo chiamata “di problem solving” ma forse ci dovremmo preparare a definirla in modo diverso. Che ne dite di “methodus problematis solvendi“?

Fonte immagine: Wikipedia Pubblico Dominio

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Commenti: “Latino, lingua del futuro:, la rivincita degli umanisti

  1. Il vero futuro è proprio nello studio classico: lo dico da laureato in statistica e dipendente di una società fintech. Sarà sempre più indispensabile usare la logica nel mondo del lavoro, una “virtù” dimenticata.

    1. Ne siamo convinti anche noi. Lo studio delle materie classiche, che contribuisce a sviluppare anche le facoltà logiche e il ragionamento, rientra in una visione di #NuovoUmanesimo cui guarda anche l’attività recente della nostra istituzione. Grazie del suo commento.

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