Giuseppe Galasso: in memoria di un uomo di pensiero

di Valeria Noli | Chiose
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Galasso è uno dei grandi intellettuali italiani che recentemente sono mancati al mondo del pensiero. Desideriamo ricordarlo mentre a Napoli si svolge la cerimonia laica di saluto al grande politico, giornalista e storico.

La cerimonia si è svolta oggi, 15 febbraio, alle 11 all’interno del Maschio Angioino, uno dei simboli della città. Un simbolo lo era diventato anche lui, con i suoi 88 anni dedicati all’intelligenza del nostro tempo: Oggi 400 napoletani lo hanno voluto salutare con i figli Luigi, Francesco e Giulia. C’erano anche le autorità partenopee e regionali, che non hanno parlato, ma ascoltato le parole di Gaetano Manfredi. Il Rettore della Federico II era con Lucio D’Alessandro, del Suor Orsola Benincasa, a onorarlo. Ricordiamo il prof. Galasso citando alcune delle sue parole:

«L’ultimo grido della moda universitaria sembra sia la rinuncia alle lingue nazionali. Tutto in inglese. Così, si dice, si attirano gli studenti stranieri e gli studenti locali fanno un percorso, da subito; internazionale. Sarà, ma qualcosa mi preoccupa. Adeguarsi a una lingua imperiale è un atto saggio e funzionale a molti scopi pratici. Ma così la tutela delle culture europee perde di senso, e il plurilinguismo non è una risposta. Le lingue sono l’essenza di tradizioni e culture: via le lingue, addio.» (Corriere della Sera, 2007).

Galasso e la diversità linguistica

Via le lingue, addio alla diversità culturale. Una diversità che è ben presente nelle parole e nei pensieri di chi, in questi giorni, osserva le agitate acque dei temuti anglicismi insidiare le coste delle lingue non veicolari, anche all’interno delle università italiane. Nello scorso gennaio, la sentenza del Consiglio di Stato (ne abbiamo parlato qui) ha dovuto fissare ancora una volta la preminenza dell’italiano nelle nostre strutture universitarie.

Un altro grande tema seguito dal “Professore” era quello del rapporto tra Nord e Sud. Questione annosa, si sa, alla quale dedicò un pensiero che riuniva tradizione garibaldina e mito dello sport:

«Quello della Juventus è stato il primo grande mito fuori del campo politico, sociale, ecc. che il Nord abbia offerto, oltre che a sé stesso, anche al Mezzogiorno: un tipo di mito attinente ai giusti e al costume di una moderna società di massa, per cui il Mezzogiorno era solito guardare fino allora alle cronache e al cinema americano.» (Su La Stampa, anno 1969).

Un mito, lo sport, capace di unire i due storici estremi della nostra penisola, nato al principio del secolo e cui si sono dedicate molte importanti riflessioni. Ecco, già in due citazioni, alcune delle caratteristiche del prof. Galasso: brillante nel ragionamento, nonché nel modo di scrivere, trasversale, lucido e laico come la cerimonia che gli ha dato oggi l’ultimo addio.

Il ricordo

Per ricordarlo, il Suor Orsola Benincasa, istituto che gli conferì la laurea honoris causa per la legge sull’ambiente (fu anche Sottosegretario di Stato del Ministero per l’Intervento Straordinario nel Mezzogiorno e Deputato della Repubblica), organizzerà a maggio 2018 un dialogo sull’Europa. Oggi, Andrea Giardina, presidente della giunta centrale per gli studi storici, ha espresso «dolore immenso, mitigato dalla gioia di sapere che se ne è andato con la sua intelligenza smagliante ancora intatta,» per «il padre degli storici italiani».

Lo ricordiamo, dunque, prima di tutto come storico, invitandovi però a rileggere la sua ricca ed estesa biografia nel sito del Suor Orsola Benincasa e, sulla rivista “Acropoli” di prossima pubblicazione, il suo ultimo editoriale.

Fonti: Il mattino – Università Suor Orsola Benincasa

Immagine: corrieredelmezzogiorno.corriere.it

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