Nasce l’archivio online del giornale Noi Donne

di Daniela Di Iorio | Ficcanaso
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Per il 70esimo Anniversario della Costituzione della Repubblica Italiana, la struttura di Missione della Presidenza del Consiglio ha promosso e finanziato la digitalizzazione – la nascita dell’archivio online – della testata storica Noi Donne, nata nel ’44  ad opera delle donne della resistenza ma rivolto a tutte le donne italiane di ogni partito e credo, tuttora attiva. La presentazione si è tenuta nella sala del Mappamondo, a Montecitorio, in presenza della direttrice del giornale Tiziana Bartolini, della responsabile dell’archivio Costanza Fanelli, della Vicepresidente della Camera Marina Sereni, della Presidente della fondazione Nilde Iotti, Livia Turco, e della storica Patrizia Gabrielli. E’ stata l’occasione per presentare alcuni numeri molto significativi della rivista, usciti tra il ’44 e il ’45, come il caso dell’articolo “Donne col mitra” nel dicembre del ’44 dove l’autrice dell’articolo manifestava il suo disagio perché riteneva l’uso delle armi contro la sua natura, oppure l’edizione di Mantova, dove per la prima volta viene usata la definizione femminismo. L’operazione di digitalizzazione assume un’importanza  culturale notevole in quanto restituisce alla storiografia una parte di storia, quella delle donne, della quale i futuri manuali di storia dovranno tener conto. “La struttura del giornale cambiava a seconda delle Regioni in cui usciva perché non tutte avevano le stesse possibilità economiche, non tutte riuscivano a farlo stampare, a differenza del caso della Lombardia dove il giornale era già dai primi numeri un vero e proprio foglio impaginato”, fa sapere la responsabile dell’archivio, la quale spiega che “al di là della parte materiale, la sostanza però era omogenea e ci sono tante perle del femminile che esplode. Nel ’44 sotto le bombe nascono infatti gruppi di lettura delle donne, per ricostruire l’identità. Noi continueremo questo lavoro di digitalizzazione di archivi degli anni’40 e ‘50 per tutto il 2018”, annuncia la Fanelli.

Tra gli interventi, quello della Vicepresidente della Camera Marina Sereni sottolinea lo stretto legame tra lo spazio che si dà alla voce delle donne e la salute della democrazia, ricordando il ruolo di emancipazione che ebbe Noi Donne: “Era un giornale attraverso il quale mia mamma operaia cercava la sua emancipazione e mi trasmetteva alcuni messaggi, alcune idee. Noi Donne è ancora un luogo di  confronto e di riconoscimento. Queste pagine clandestine ci consegnano quanto la storia della resistenza sia fatta sia da uomini che da donne”. La Vicepresidente approfitta dell’occasione anche per ricordare di aver proposto una legge sulla giornata della donna della resistenza, che però non è passata. “Le donne hanno contribuito alla costruzione della nostra democrazia. Quanto c’è bisogno anche adesso della voce delle donne per la democrazia del nostro Paese? Le prossime generazioni dovranno continuare ad occuparsene”, conclude la Vicepresidente con un appello.

Poi è la volta della Professoressa di Storia contemporanea e Storia di Genere all’Università di Siena, Patrizia Gabrielli: ”Dobbiamo insistere perché la memoria sia coltivata non in modo parziale ma tutta intera. Tra i fruitori penso agli insegnanti che avranno materiale nuovo perle loro lezioni”. Noi Donne ha svolto un’opera di pedagogia politica, si è impegnata a formare la cittadina, a farla inserire nella vita sociale. C’è un’affermazione dei diritti civili. Ha proposto dei nuovi modelli di genere. Ha portato alla collaborazione di intellettuali molto attente alla dimensione materiale ed esistenziale delle donne. Dà conto delle vicende del Paese che guarda al futuro. Nella copertina del 1 dicembre del ’44, c’è una donna che guarda lontano. Tanti richiami al futuro e quindi ai temi dell’emancipazione. Una partigiana biellese scrive: “La  penna è l’arma del pensiero e molte battaglie si possono vincere incitando i forti, consigliando i dubbiosi, ravvedendo gli increduli”. Le parole chiave che rispecchiano le donne sono repubblica, democrazia, emancipazione e pace.  È il periodico che diffonde il tema dei diritti e dell’emancipazione femminile. Insegna alla lettrici come seguire le proprie aspirazioni indipendentemente dalle imposizioni esterne. Salvaguardare la memoria è importante per la consapevolezza politica , cercare di offrire un pantheon di figure in cui riconoscersi.  Voleva essere riferimento di tutte le donne, diffuso non solo in edicola ma anche nelle fabbriche, mercati, piazze. È stata anche una scuola, una palestra politica, un centro di relazioni sociali”.

Infine, Livia Turco, Presidente della fondazione Nilde Iotti. “Nella lezione delle madri costituenti c’è un modo di concepire la politica che ha un legame profondo con la società. Sono state donne formidabili, maestre per l’oggi.  Giornale molto popolare perché chi lo animò era all’avanguardia ma si sentiva parte del popolo e lo faceva per sollecitare una crescita culturale delle donne. L’articolo dal titolo La donna nelle campagne di Camilla Ravera mi ha commosso perché mia madre si ritrovava in quella condizione. E’ profondo, plurale, stratificato e importante il contributo delle donne nella resistenza. Nella storiografia ufficiale non c’è ancora questa consapevolezza. Lo ha fatto notare una storica inglese nel libro “Il Novecento” dove infatti ha scritto che questa stagione è stata troppo sottovalutata e va trasmessa nel modo giusto perché qui ci sono radici profonde. Il giornale infatti diventa l’organo dei gruppi di difesa della donna, dove c’erano donne di ogni partito e credo sociale che si sono spese per la promozione della partecipazione politica al voto e per il sostegno nella parte successiva: le leggi delle donne che hanno cambiato l’Italia. Sì, perché non è da sottovalutare che le prime due leggi nella storia delle Repubblica sono al femminile: la prima è stata di Teresa Noce e Maria Federici nel ‘48 e votata nel ‘50, si tratta dell’Articolo 37 della Costituzione. La prima legge in Parlamento. E poi la legge Merlin proposta nel ’48 e approvata 10 anni dopo. Le donne parlamentari vengono definite “le costituzionaliste dei diritti” dalla storica inglese. Furono pioniere perché vivevano concretamente quella forza dell’associazionismo, che è una forza collettiva necessaria sempre di più per poter incidere politicamente, socialmente e culturalmente, ancora oggi”.

 

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