Gramsci e la società civile moderna

di Daniela Di Iorio | Ficcanaso
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L’istituto Italiano per gli Studi Filosofici, in collaborazione col Liceo Scientifico Augusto Righi di Roma, ha organizzato un ciclo di seminari dal titolo Gramsci: idealismo e la filosofia della praxis, per approfondire l’aspetto della filosofia della prassi nel pensiero dell’intellettuale e politico sardo. Il primo incontro si è sviluppato “sul concetto di società civile oltre Hegel e Marx”  a cura del Professor Roberto Finelli, docente di  Storia della Filosofia all’Università Roma Tre. Il Prof. Finelli ha introdotto il dibattito ponendo l’attenzione sul fatto che il ripensamento radicale del marxismo da parte di Antonio Gramsci è anche conseguenza di una rielaborazione di un lutto sia per l’esperienza carceraria che per la sconfitta di una rivoluzione dell’Occidente. Una rielaborazione che gli impedisce di andare in frantumi, di andare a pezzi. Dunque la radicalità della sua visione è legata alla radicalità della sua esperienza carceraria. Era un uomo che aveva visto il mondo, partito dalla Sardegna per andare a Torino, Vienna,  Mosca e infine venne chiuso nel carcere di Turi.

Politica come terapia 

“La profondissima riforma del marxismo da parte di Gramsci – ha spiegato il Professore –  sta nella definizione della politica non come scienza o tecnica ma come terapia di una soggettività storica subalterna che deve entrare nella storia e riuscire a diventare una soggettività attiva e non passiva”.  Quali sono i concetti fondamentali in cui Gramsci rielabora il marxismo e parla di società civile? “Gramsci parla nei Quaderni in maniera originale di praxis, che non è una filosofia del lavoro o della storia in senso marxiano (distinzione tra struttura e sovrastruttura, tra forze produttive e rapporti sociali), ma una teoria della storia completamente diversa in cui il passaggio storico avviene attraverso egemonie culturali , dove la storia è un alternarsi di egemonie. Il protagonista di questo processo storico è sempre una classe storica che passa dal non essere all’essere, dal non essere, in quanto subalternità, all’essere una soggettività attiva capace di azione. E’ il superamento del materialismo storico di Marx che invece ha una concezione negativa dell’ideologia, vista come  deformazione della verità,  falsificazione di coscienze, mistificazione del vero, perché patisce la separazione tra lavoro manuale e intellettuale. Su questa concezione di Marx, Gramsci attua una svolta profondissima e oppone, o associa, un suo concetto per cui l’ideologia è un luogo di verità e non di falsa coscienza, e ha valore teoretico e conoscitivo. L’ideologia ha infatti per Gramsci  carattere organico e gnoseologico: si vive la realtà come rappresentazione sociale, l’idea è il mezzo indispensabile di conoscenza della realtà”.

Società civile moderna

La complessità moderna per Gramsci è composta da una struttura economica e da due livelli sovrastrutturali, la società civile e lo Stato politico. La struttura economica è il luogo della vita materiale, della riproduzione materiale di ciascuno, il luogo del ricambio organico degli uomini, è la sfera dei sentimenti, mentre la società civile e lo stato politico costituiscono appunto la modernità. L’economia è il luogo in qualche modo della passività, legata al corpo, di una necessità, è ciò che l’essere umano si trova come dato, è misurabile quantitativamente, si tratta di forze e relazioni indipendenti dalla volontà degli esseri umani, è il mondo del fatto e non dell’atto. La sovrastruttura è invece l’ambito delle forme di coscienza, delle visioni del mondo dove la sfera materiale viene pensata, significata, interpretata, e la dimensione naturalistica diventa forma attiva di elaborazione e comunicazione sociale. La società civile è il complesso di quelle associazioni culturali e sociali (scuola, giornali, associazioni, eccetera) volte alla produzione delle idee, è la forma di coscienza del consenso, la cultura che diventa forma trasformatrice. Poi c’è lo Stato, luogo di monopolio della forza e non del consenso. Con questa tripartizione e con questa delineazione della società civile moderna come luogo di confronto di idee, dove si produce o si patisce egemonia, Gramsci ritornava a una dimensione di società civile molto più hegeliana che marxiana, perché com’è noto è stato Hegel a dirci che la modernità nasce quando c’è la separazione tra società civile e Stato politico e quando compare questa nuova sfera dell’agire sociale che è la società civile, un sistema complesso.

Gramsci illuminista

Fino a Kant la società civile è sinonimo di società politica. Nei Quaderni  invece ci sono tre forme della coscienza sociale: 1) Forma naturalistica per cui il subalterno all’inizio è preda di una visone assolutamente naturalistica, individualistica di sé, sopraffatto dalla esigenza corporea, dalla necessità di forza-lavoro, partecipa a una forma semplicistica di rappresentante;  2) Forma corporativa del rappresentare quando il subalterno comincia a sentirsi parte di un gruppo, trova comunanze, identificazione, coscienza collettiva di sé, coscienza soggettiva ma ancora subalterna; 3) Forma egemonica del rappresentare dove il subalterno giunge attraverso un lavoro collettivo a sintetizzare il proprio essere sociale con il sapere di questo essere, quando c’è coincidenza tra collocazione materiale e rappresentazione culturale e ideologica di questa rappresentazione. E’ la teoria dell’ideologia come terapia, progressivo autoriconoscimento della propria collettività e scorporazione dalla coscienza collettiva dominante. Questa concezione profondamente idealistica del processo rivoluzionario iscrive per definizione Gramsci nella tradizione dell’illuminismo e idealismo tedesco.

Foto in CC di Sebastian Baryll

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