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Italofonia e università: il Consiglio di Stato si pronuncia

di Valeria Noli | Chiose
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Italofonia: il 29 gennaio 2018 il Consiglio di Stato si è espresso sull’uso prioritario dell’italiano nei corsi delle università italiane.

La vexata quaestio sull’utilizzo di italiano o inglese nella ricerca e insegnamento universitario è tornata ai disonori delle cronache. Il 29 gennaio 2018, il Consiglio di Stato ha diffuso una sentenza con la quale dà applicazione ai principi della precedente sentenza 42 della Corte Costituzionale (decisione 21/02/2017) e respinge il ricorso in appello del Politecnico e del Miur contro il Tar Lombardia.

Ancora una volta il sistema giurisdizionale italiano sottolinea quanto è importante la lingua italiana, anche per l’adozione di diversi principi costituzionali, tra cui la tutela del patrimonio culturale, i principi di eguaglianza, libertà d’insegnamento e autonomia universitaria. La posizione marginale cui era stata relegata la nostra lingua (nelle decisioni del Senato accademico dell’ateneo milanese e poi con un bando PRIN 2017 diffuso dal Miur) è stata dunque sanzionata con le seguenti parole: «il primato della lingua italiana non solo è costituzionalmente indefettibile, bensì – lungi dall’essere una formale difesa di un retaggio del passato, inidonea a cogliere i mutamenti della modernità – diventa ancor più decisivo per la perdurante trasmissione del patrimonio storico e dell’identità della Repubblica, oltre che garanzia di salvaguardia e di valorizzazione dell’italiano come bene culturale in sé».

In base al testo della sentenza, i principi costituzionali garantiti con l’estesa applicazione e l’uso della lingua italiana, sarebbero ingiustamente sacrificati se si scegliesse di impartire gli insegnamenti in una lingua sraniera. Questo, infatti, citando ancora dalla sentenza del 29 gennaio, «imporrebbe, quale presupposto per l’accesso ai corsi, la conoscenza di una lingua diversa dall’italiano, così impedendo, in assenza di adeguati supporti formativi, a coloro che, pur capaci e meritevoli, non la conoscano affatto, di raggiungere “i gradi più alti degli studi”, se non al costo, tanto in termini di scelte per la propria formazione e il proprio futuro, quanto in termini economici, di optare per altri corsi universitari o, addirittura, per altri atenei».

La libertà di insegnamento sarebbe minacciata perché i docenti non potrebbero scegliere come comunicare agli studenti i concetti specialistici del proprio campo scientifico e disciplinare. Questi principi non ledono le forme di multilinguismo e non sono una forma di difesa dell’italofonia ma anche determinanti per tutti i processi socio culturali e civili della contemporaneità, ma sono un modo per preservare la lingua nazionale nella sua caratteristica di identificazione con l’italianità, consentendo eventuali forme di affiancamento di altre lingue all’insegnamento in italiano, anche in coerenza con gli insegnamenti stessi.

Una decisione, quella del 29 gennaio, che conferma anche quanto scriveva il prof. De Mauro nel 2016  (“È irresistibile l’ascesa degli anglismi?”): «il gruppo Incipit (dell’Accademia della Crusca, ndr) ha osservato che nel sistema universitario italiano è presente una forte disponibilità a impiegare termini ed espressioni provenienti dal mondo economico-aziendale, per designare o descrivere momenti della valutazione relativi alla didattica e alla ricerca, o per indicare fasi burocratico-organizzative previste nella vita ordinaria dell’istituzione (…) l’intento del gruppo è “più che linguistico, è combattere la visione aziendalistica dell’università».

Non più o soltanto un problema di lingue, dunque, ma anche di modelli culturali che esse veicolano attraverso l’adozione estesa di linguaggi o gerghi settoriali. La caratteristica centrale della nostra cultura è proprio nei valori del Nuovo Umanesimo, un umanesimo che si preserva anche e soprattutto attraverso l’italofonia.

Fonti: Accademia della Crusca, Consiglio di Stato, Corte Costituzionale, Internazionale. Immagine in evidenza: Foto in CC di Italian Travel (https://www.flickr.com/photos/italiantravelphotos/)

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