Convegno per ricordare Gerardo Marotta

di Daniela Di Iorio | Ficcanaso
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È passato un anno dalla scomparsa del fondatore dell’Istituto Italiano di Studi Filosofici, l’avvocato e intellettuale Gerardo Marotta, avvenuta lo scorso gennaio alla vigilia del suo novantesimo compleanno. Nel suo ricordo, e per rinnovare il suo messaggio di strenua resistenza culturale, si sono ritrovati a Roma presso il Senato della Repubblica i membri che hanno un ruolo chiave nell’Istituto. “La sua opera è incommensurabile ma la grandezza della persona è altrettanto difficile da rappresentare”, è la definizione che ne dà in apertura dell’incontro il Segretario Generale dell’Istituto Florinda Li Vigni  che sottolinea anche la consapevolezza per tutti “di avere avuto un privilegio nell’essere stati vicini a lui e nell’aver contribuito alla sua grandiosa impresa”. Alle sue parole ha fatto eco il messaggio scritto del sindaco di Napoli Luigi de Magistris che di Marotta ha esaltato il valore dell’impegno civile oltre che culturale, evidenziando la riconoscenza da parte della città.

“Era un bibliografo” spiega Gianni Ferrara, che dell’Istituto è membro del Consiglio direttivo, “perché il libro è la merce che si libera dalla sua stessa forma di merce per poter sviluppare le sue grandi potenzialità rivoluzionarie. A soli vent’anni Marotta scelse da che parte stare, una scelta che lo porterà a rendersi ‘esecutore testamentario’ di quell’’Istruitevi perché abbiamo bisogno di tutta la nostra intelligenza’ prescritto da Antonio Gramsci”.

Una figura, quella dell’avvocato, che, nelle parole di Gaetano Calabrò, si faceva interprete di una storia straordinaria in cui il filosofo coincideva con l’innovatore, trovando espressione in Carducci, De Sanctis, Croce. In questo senso va spiegata la nascita dell’Istituto: superare l’immobilismo della vecchia tradizione filosofica, unire teoria e prassi. Una prassi che trova espressione anche nella missione educativa, lo spiega bene Tullio Gregory, ricordando l’impegno di Marotta nella formazione dei giovani, come strumento di formazione di una società:Solo l’elevazione degli animi fa sì che un popolo corrotto acquisti una civile libertà. È questa la lezione che Gerardo estraeva dalle sue letture degli intellettuali del ’99. Fiducia illuministica, fiducia nella ragione”. Un auspicio per l’Italia intera, ma soprattutto per il Mezzogiorno del Paese in cui tanto si è sentito, secondo il Presidente onorario dell’Istituto Piero Barucci, il bisogno di un luogo, l’istituto, capace di riunire personalità della cultura nazionale e internazionale di diversa inclinazione culturale, politica, ideologica. “L’augurio è che il nostro Mezzogiorno possa trarre vantaggio da istituzioni come questa dedite alla formazione dei giovani e alla diffusione della cultura nel più ampio senso del termine”. È un Sud in cui, spiega Natalino Irti,  Presidente dell’Istituto italiano di Studi Storici in un messaggio letto da Marta Herling, “la libertà del pensiero si costruisce da sola; i giovani si auto-educano nel rapporto con i maestri anche in assenza di forme istituzionali. È questa la storia del Sud. La questione Meridionale fu ed è problema di formazione di intelletti e di conoscenze. Marotta è stato un interlocutore generoso e libero davanti alle istituzioni, dotato di un’energia e vitalità uniche”.

Anche Geminello Petrerossi, Direttore dell’Istituto Italiano di Studi Filosofici, ha tenuto a ricordare l’avvocato come un “Intellettuale moderno che sapeva operare un corto circuito tra una fede incrollabile nel ruolo delle idee e un’energia civile. Riusciva a mobilitare, se non altro un pensiero critico, riusciva a mettere un faro laddove altri non volevano metterlo. L’istituto ha sempre avuto dentro di sé un’idea universalistica di funzione pubblica pur essendo privata, una funzione sociale, grazie all’impegno nell’erogazione di borse di ricerca (per le 14 disponibili ci sono stati recentemente 220 candidati), dando un’opportunità a giovani studiosi bravi che altrimenti non la troverebbero e creando con loro una piccola comunità per stimolare la discussione e la ricerca. L’Istituto ha dentro di sé una scelta culturale e filosofica, razionalismo, illuminismo, autoriflessione idealistica, sulla scia della filosofia classica tedesca, umanesimo, pensiero laico e autoriflessione del moderno nella forma della grande filosofia classica tedesca e quindi indica un progetto culturale, difende una visione critico-razionalista e civile”.  Antonio Gargano, che ha contribuito alla realizzazione dell’Istituto, ha voluto far giungere un messaggio ai partecipanti all’incontro, ricordando che “l’avvocato è stato ispirato e coadiuvato anche da Elena Croce, Enrico Cerulli, Giovanni Pugliese Carratelli, Antonio Iannelli e Pietro Piovani in un’attività disinteressata, geniale e feconda. Marotta riuscì a far rivivere lo spirito di Bruno, di Vico, di Croce. A un anno di distanza dalla sua scomparsa il testimone è passato in buone mani e la via da lui aperta è oggi validamente percorsa dall’Istituto con la guida del figlio Massimiliano”. Pietro Rescigno, che con l’avvocato ha condiviso gli anni dell’Università, lo ricorda come “un giurista di solida preparazione, di cultura tecnica, intraprendendo l’esercizio della professione e sacrificando la professione alla vita dell’istituto, strumento per portare i giovani del Mezzogiorno a una consapevolezza critica di quanto possano fare per il nostro Paese, sul piano della passione civile, dello studio scientifico, sul piano della collaborazione con le fonti del sapere, collocate nelle varie realtà europee”.

L’Istituto, sottolinea infine il noto filosofo torinese Gianni Vattimo, “è un’esperienza che riguarda l’italianità. È un fatto italiano, dell’Italia del Sud, è un fatto napoletano. Noi settentrionali abbiamo un’ammirazione smisurata per lui, personalità che godeva di questa cultura del sud, caratterizzata da generosità, apertura, da una certa larghezza. Il suo era un appello di libertà, che faceva anche mettendo a disposizione le borse di studio. Poi l’avvocato ha lasciato un’eredità di comunità, non soltanto un’eredità di edifici o di biblioteca, una comunità che è ricchezza per il Paese. È stato un personaggio che si è imposto in Europa con Habermas e che si confrontava con Gadamer. Grazie a lui potevamo confrontarci anche noi con loro, sento un senso di forte gratitudine. È vivo e lotta insieme a noi per la filosofia in una fase storica in cui lo spazio per questa materia si sta restringendo nei licei e nelle università europee”.

 

Foto da Il Corriere del Mezzogiorno

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